I Paesi poveri, principali vittime dei mutamenti atmosferici

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Johannes Müller esorta a rafforzare la loro capacità di reazione

CITTÀ DEL VATICANO, venerdì, 2 maggio 2008 (ZENIT.org).- Per impedire un riscaldamento climatico ingovernabile occorre agire subito mediante una politica del clima dal solido profilo etico e volta anzitutto a rafforzare la capacità di reagire dei Paesi più poveri.

E’ questo il punto centrale del saggio di Johannes Müller dal titolo “Mutamenti climatici e povertà”, pubblicato sul prossimo numero di “La Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti.

L’analisi di Müller muove dai dati diffusi dal quarto Rapporto di valutazione dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), secondo il quale negli ultimi cento anni il clima globale ha subito un riscaldamento di 0,74°, dovuto principalmente all’attività dell’uomo.

Secondo l’Ipcc, il 60% delle emissioni di gas serra è da ricondursi al consumo dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale) e quindi al consumo di energia.

Le principali vittime degli effetti del mutamento climatico (inondazioni, frane, ondate di caldo, rincaro dei generi alimentari, del petrolio e della benzina) sono i Paesi poveri, che a causa della mancanza di beni materiali dispongono di una capacità di reazione inferiore rispetto ai Paesi più industrializzati e ricchi.

Il maggiore ostacolo nel raggiungere una politica mondiale unitaria capace di prevenire gli effetti dei mutamenti climatici, secondo Müller, è che “i problemi vengono percepiti in modo molto diverso, a seconda degli interessi e della prospettiva” dei singoli Paesi.

Da questo deriva la necessità di unire “meccanismi efficienti di collaborazione internazionale” a “soluzioni specifiche sul piano locale”.

Questa situazione impone “una questione etica basilare”. Gli effetti del surriscaldamento globale impongono di trovare, dice Müller, “un concetto ampio di giustizia” declinato in tutt’e tre le dimensioni temporali.

Al presente, osserva, è necessario unire protezione del clima e lotta alla povertà, due aspetti che oggi molti considerano antitetici. Una saggia politica energetica può agevolare la distribuzione delle ricchezze e un modello di globalizzazione equa e durevole.

Ad ogni modo, conclude, “una lotta contro la povertà che miri al futuro, e che nello stesso tempo contribuisca a rendere più governabili le conseguenze del mutamento climatico, deve in primo luogo rafforzare la capacità di azione dei poveri, cioè dei Paesi e delle regioni più povere, e soprattutto di coloro che si trovano sul posto”.

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