Il mio mese ignaziano

Ho fatto il mese ignaziano, i trenta giorni degli esercizi spirituali ideati da Sant’Ignazio di Loyola, spezzandolo in due tappe, la prima di dieci giorni lo scorso agosto, la seconda di venti giorni tra gennaio e febbraio.

Cercavo delle risposte e cercavo un’ occasione di incontro forte, intenso con il Signore. E la proposta perfetta é arrivata: trenta giorni senza computer, radio, televisione, senza alcuna notizia dal mondo, da passare in silenzio, meditando la parola di Dio per cinque ore al giorno, ogni giorno. Meditazioni prima sull’Antico e poi soprattutto sul Nuovo Testamento in cui piano piano si passa in rassegna e si mette in discussione tutta la propria vita, le scelte passate e quelle future, affermando o riaffermando con forza la scelta della sequela di Cristo.

A volte é stato difficile, molto difficile. Non puoi scappare. Non ci sono distrazioni che ti possano salvare. Sei tu, la Parola e le risonanze che ti crea dentro. Sei tu e Dio. Ho scoperto lati di me stessa che avrei volentieri ignorato ( io? proprio io, anch’io, sono cosí?? Ma io sono buona, brava!!!Ci deve essere uno sbaglio…), ricordato parti della mia storia che avrei preferito dimenticare. Non mi é piaciuto per niente toccare con mano la mia imperfezione, la mia pochezza di creatura.

Poi sono arrivate le scoperte. E proprio nel senso di vedere finalmente qualcosa che era sempre stato lí, solo che solamente ora sembravo capace di vederlo.

Direi che in quei trenta giorni per me si é compiuto quello che qualcuno ha definito il viaggio piú lungo del mondo: quei pochi centimetri che dalla testa vanno al cuore. Io che ho sempre voluto capire tutto con la mia testa, ora so che posso, anzi devo, prima di tutto usare il mio cuore.

E il Vangelo é diventato reale. Ho sentito l’odore della stalla di Betlemme, tenuto in braccio Gesú insieme a Simeone nel tempio, sentito gli spruzzi dell’acqua e la pesantezza delle reti con Pietro, assistito tra la folla alla proclamazione delle Beatitudini, partecipato all’ultima cena, provato tutta la paura del Getsemani, l’umiliazione, i tradimenti, il dolore e lo strazio della Passione, e la gioia immensa della Resurrezione.

Il silenzio da luogo di vuoto e ansia si é colmato del senso dell’ascolto. Ascolto di me stessa ed ascolto di Dio, che veniva a sorprendermi, magari proprio in quegli interminabili ultimi dieci minuti dell’ora di meditazione, quando sembra che tutto sia stato detto e sperimentato., quando mente e cuore sembrano vuoti e incapaci di dare altro, proprio quel vuoto veniva a riempirsi di un altro volto di Dio. Ho imparato la ricchezza dello stare assieme ai fratelli in silenzio. Lavorare, mangiare, vivere accanto gli uni agli altri, senza parlarsi, senza bisogno di parlare. Liberi di essere nient’altro che se stessi: esseri umani, figli di Dio.

E ho sentito la meraviglia e la bellezza dell’essere povera imperfetta, finita creatura, pazzamente amata da Dio. Per la prima volta nella mia vita ho sentito, veramente sentito, l’infinito amore di Dio per tutte le sue creature, anche per me. Come un bellissimo paese lontano, di cui ho visto qualche foto e a lungo tentato di intuire suoni, colori e profumi. Ora finalmente ci vivo.

Mariateresa Zoppello

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