Commento alla pentecoste di Manzoni

L’ultimo degli Inni Sacri di Alessandro Manzoni, oltre al Cinque Maggio e al coro di Ermengarda, è la Pentecoste. In questo componimento è descritta la vita della Chiesa prima della discesa dello Spirito Santo quando i discepoli, timorosi per la discesa del redentore, vivevano appartati nel cenacolo per paura di essere uccisi. Nelle cinque strofe iniziali che costituiscono la prima parte dell’Inno, Manzoni descrive lo stato della Chiesa prima della discesa dello Spirito Santo e si chiede dov’era questa quando Cristo fu portato dai malvagi sul colle Golgota e dov’era quando questo, resuscitato, salì alla destra del Padre. La Chiesa era solo preoccupata del suo timore e rimase rinchiusa nel cenacolo fino a quando discese lo Spirito santo, che accese la fiaccola in consumabile dalla fede e aprì la sorgente della parola. Comincia la seconda parte dell’Inno in cui sono descritti i primi effetti della predicazione dello Spirito. Lo Spirito è come la luce che pur essendo una, suscita vari colori e così lo Spirito pur essendo uno, risuona molteplice e tutti lo possono ascoltare. Poi Manzoni si rivolge ai pagani ,invocandoli di guardare verso Gerusalemme, e alle donne che stanno per partorire di non rivolgere le preghiere a Giunone ma a Dio, perché il loro bambino nasca consacrato a Dio. L’autore si chiede poi perché la schiava continua ancora a sospirare guardando i pargoli, non sa che Cristo sulla Croce pensò a tutti i figli di Eva. Lo Spirito Santo è rinnovatore e i cieli annunciano nuove conquiste e una nuova pace, che il mondo può schernire ma non turbare. Comincia a questo punto la terza ed ultima parte dell’Inno in cui non più il poeta, ma l’intera umanità si rivolge allo Spirito santo ed invoca per tutti gli uomini credenti e increduli la sua presenza continua. Infatti, i popoli anche se sparsi per tutte le coste sono una sola cosa per la paternità comune. Manzoni prega lo Spirito di essere benevolo e favorevole non solo ai credenti, ma soprattutto agli increduli usando una similitudine: come il sole fa sbocciare il fiore che se non è colto muore, né sorgerà con gli splendidi colori della corolla aperta, se la luce del sole non giungerà a lui, così lo Spirito Santo ci dona pensieri di cui il nostro animo non si possa pentire. Lo Spirito è un vento ristoratore nell’animo dell’infelice, ma appare come bufera nell’animo del violento per insegnare la pietà. Poi Manzoni implora che il povero volga lo sguardo al cielo e i suoi lamenti si trasformino in gioia e che il ricco dia una parte di ciò che possiede con vergogna. Poi indica i doni dello Spirito in ogni età: di raffrenare l’animo confidente dei giovani, di dirigere i propositi degli uomini maturi e di aiutare gli anziani a pensare cose sante e liete

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