Giustizia, Perdono ed imbecilli….

Ad Ancona alcuni ragazzi violentano una tredicenne in un parco, filmano tutto col telefonino e se ne vantano con gli amici. Naturalmente vengono beccati e denunciati. E il giudice che fa? Li condanna a rientrare a casa alle 22 durante i giorni scolastici, e a mezzanotte al sabato sera. Si sa, al sabato sera bisogna far festa.
Appena letto la notizia il primo commento è stato: «Sarà una pena accessoria». Sono convinto che l’avete pensato anche voi. Invece no. È l’unica pena, solo quella, nessun’altra, a parte il divieto di effettuare riprese con i videofonini e l’invito a frequentare con profitto la scuola. Tanto basta a un gruppo di stupratori per passarla liscia. Addirittura per evitare il processo.
La tredicenne non si é piú ripresa.

Sempre ieri abbiamo scoperto che un altro giudice si è dimenticato di fare il suo lavoro e così quattro slavi, responsabili di alcune violente rapine in provincia di Brescia, sono tornati liberi. Così, semplicemente. Senza nemmeno il divieto di usare il videofonino. Non è giusto, dirai. È vero: anche questo non è giusto. Una delle vittime ha raccontato che durante le rapine gli slavi tenevano sua moglie col coltello puntato alla gola per ore e ore, mentre svaligiavano la casa.
La donna ha avuto un infarto.

non è giusto. Anzi, di più: non è giustizia.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=259699 (7/5/2008)

Leggo da un altro giornale (12 marzo 2008, http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_10/olanda_sesso_libero_nei_parchi_6daa644e-eebd-11dc-bfb4-0003ba99c667.shtml ) che il governo olandese ha approvato una legge che permette di fare sesso (non si parla dei baci tra ragazzi, ma di rapporti sessuali completi) nei parchi pubblici, dalle 4 del pomeriggio in poi (Si sa che in Olanda i bambini vanno a dormire alle 4 del pomeriggio!). Dice la proposta di legge che “di fronte a coppie (anche gay) che fanno sesso senza arrecare disturbo agli altri (cosa vuol dire?) i pubblici ufficiali non devono nella maniera piú assoluta disturbare le attivitá (Attivitá? Ora si dice attivitá?)”.

Peró sono aumentate le multe se si getta a terra un mozzicone di sigaretta! E io vengo multato (e le multe sono aumentate) se il mio cane fa la pipí nel parco, dove magari a pochi metri due omosessuali fanno sesso (ma non dobbiamo disturbare le loro attivitá) mentre un po’ piú in lá i bambini giocano (perché giocano dopo le 4 del pomeriggio? Vergogna!)!

E allora mi domando in che mondo sto vivendo. Ma so in anticipo che ogni mondo, ogni tempo, ogni era ha sempre avuto le sue ingiustizie ed i suoi assurdi.

É palpabile che viviamo in un clima di RELATIVISMO ETICO, ma se lo diciamo ad alta voce, diranno che siamo papisti. Ma noi lo diciamo…

Mi domando allora che cosa sia la giustizia. E qui, come cristiani, occorre distinguere….
La virtù cardinale della giustizia è proprio quella che regola i nostri rapporti sociali, fondandoli su un’equa distribuzione dei diritti e dei doveri. É la virtù fondamentale per garantire l’ordine sociale e per difenderla si può anche morire, come hanno dimostrato le numerose uccisioni di magistrati e di difensori dell’ordine.
Nel linguaggio biblico la giustizia si lega al rapporto con Dio: “Beato l’uomo che teme il Signore… la sua giustizia rimane per sempre. Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, buono, misericordioso e giusto” (Sal.1 12). Dire “Giusto” allora equivale a dire buono, santo, obbediente alla volontà di Dio. Ecco perché Elisabetta e Zaccaria, genitori del Battista, “sono giusti davanti a Dio” (Lc 1,6), e anche S. Giuseppe è un “uomo giusto” (Mt 1,19).

L’uomo è giusto quando dà a ciascuno il suo, cioè nella misura in cui riconosce i diritti di ogni persona, così come pretende che vengano riconosciuti i propri. Questo ci porta a dire che ogni uomo è portatore di diritti fondamentali che ci impongono di rispettarci tutti in nome della comune dignità di uomini, creati a immagine e somiglianza di Dio.

Se il metro della giustizia umana è dare a ciascuno il suo, la misura della giustizia divina non è la stessa. Se Dio dovesse dare a ciascuno quello che gli spetta, chi di noi si potrebbe salvare? Dio allora è giusto in un altro modo. La sua non è giustizia calcolata e misurata, una giustizia forense o da tribunale. La giustizia di Dio è contrassegnata dall’ampiezza del perdono e dalla misericordia. Dio è sempre pronto a perdonare i peccatori pentiti, è “lento all’ira e grande nell’amore”, è “ricco di misericordia”.

Però, nella nostra società, alla televisione, troviamo sempre qualche imbecille di giornalista che avvicina i famigliari delle vittime e gli fa la solita domanda mediatica “perdonerà gli aggressori?”, con i relativi titoli sul giornale del giorno dopo del tipo “Non perdoneró mai…” e simili.

e qui mi rifaccio ad un articolo di P. Nazareno Taddei, sj, del 1996 ma estremamente attuale

Il dolore per un grave torto subito non va confuso col desiderio di vendetta e di rivalsa; ma il perdono umano e cristiano non va confuso col perdono giudiziale. Il desiderio di giustizia non è contrario al perdono
Non si deve confondere il perdono umano e cristiano, col perdono giudiziale (cioè remissione totale o parziale della pena). Io qui parlo e, in genere nei casi suddetti si parla, del perdono umano e cristiano. Ma non si deve nemmeno confondere il perdono – che e’ atto di umanità e dovere cristiano – con la sofferenza che il male ricevuto provoca. Il perdono e’ un atto di volontà dettato dalla ragione; quella sofferenza – spesso enorme e indicibile – e’ un sentimento, che pure e’ dono di Dio. “Perdonare” quindi non significa “non sentire il dolore e il peso” del male ricevuto; non vuol dire nemmeno “fermare il corso della giustizia” contro chi ha commesso il male. Vuol dire – come dice il vocabolario – “con atto di umanità e di generosità, rinunciare al desiderio di vendetta e di rivalsa per il male commesso a nostro danno”. Questo, il perdono per tutti: atto di generosità e di umanità. Ma per il cristiano, questo atto è un dovere.

  1. Tuttavia, quel dolore, esasperato, non solo potrebbe diventare sentimentalismo (che e’ una degenerazione del sentimento), bensì anche offuscare in qualche modo l’uso della ragione.
  1. La vendetta, poi, è un desiderio disordinato; e’ un anello della catena diabolica del male; è una disponibilità a quello stesso male che ci ha colpiti e che, appunto, non ci sentiamo di perdonare. Quindi ci mettiamo sullo stesso piano (proporzionalmente) deprecabile di chi ci ha colpiti.
  2. Il perdono entra nel grande discorso dell’amore umano e, per il cristiano, in quello dell'”Amatevi come io vi ho amati! Amare i propri amici lo fanno anche i pagani! Voi dovete amare anche i vostri nemici, perché tutti siete figli di un unico Padre.”

Ma c’e’ di più: nel “Padre nostro”, Gesu’ ci fa pregare “Rimetti i nostri debiti, COME noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Quel COME e’ tremendo. Dio ci perdona il male commesso in proporzione di come noi perdoniamo il male ricevuto. Quindi, se non perdoniamo, non saremo perdonati; diventiamo nemici di Dio; non possiamo poi aspettarci che Egli ci aiuti o ascolti le nostre preghiere. E questa e’ la realtà, anche se uno non ci crede. Per chi c’e’ dentro, il discorso non e’ facile. Quando si è toccati, non è certo facile stare a distinguere quello che si sente con quello che si vuole o si vorrebbe; quindi è anche facile che scappi un: “Perdonare? Non posso, non sono capace!” o addirittura.. “non voglio”. Nella mia lunga esperienza ho trovato quasi sempre che il “Non perdono” voleva dire: “Non posso non sentire il dolore e non desiderare che sia fatta giustizia”. Come far capire che il perdono non è il sentimento di dolore o il desiderio di non-giustizia? Secondo voi? Commenti aperti

(WF)

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