La meglio gioventú… africana

Nampula, qualche anno fa’ .……..Durante uno dei tanti voli di controllo ai campi di raccolta, l’ufficio della Croce Rossa Internazionale di Cabo Delgado mi chiese un aiuto logistico per trasportare alcuni soldati smobilitati e loro famiglie da Mueda al loro piccolo villaggio in Zambezia.

Era una dei quei giorni come tanti, la stessa smobilitazione vista in altri campi, ma con un particolare che quel giorno attiro’ la mia attenzione ed era che tra i soldati c’erano dei bambini catturati da piccoli nei loro villaggi e costretti dai guerriglieri a combattere nella boscaglia del nord del Mozambico.

Denise, la responsabile della Croce Rossa, cominciò a chiamarli e loro vennero fuori dal gruppo dei soldati adulti. Erano adolescenti, ma nei loro sguardi e nei loro gesti c’era qualcosa di adulto. Avevano l’aria di uomini vissuti con visi da bambino. Immaginavo, guardandoli, il momento del loro rapimento, le grida e poi la sofferenza degli anni passati nel mato, nella boscaglia trasportando cibo, e soprattutto combattendo. Si notava dall’espressione dei loro volti che era mancata l’eta’ piu’ bella, quella spensierata dal cuore felice.

Si misero in riga come veri soldati, avevano l’aria triste, lo squardo si perdeva spesso dentro la calca di gente davanti a loro e tacevano. Entrarono nella tenda della smobilitazione, ricevettero soldi e cibo per il viaggio.

Furono divisi secondo le destinazioni, qualcuno per coprire la propria commozione si nascondeva dietro agli altri. Erano stati insieme per anni e si erano trovati amici nella paura e nel terrore. Alcuni soldati piu’anziani aiutarono loro a trasportare i loro fagotti, presero posto all’interno dell’elicottero ma non sembravano affatto interessati al loro primo volo, ne’ con lo sguardo curiosavano l’interno della strana macchina. Guardavano fuori dai finestrini cercando di scorgere e salutare un amico, una persona cara. Il secondo pilota fece affrettare tutti cosi’ da rientrare a Nampula prima della scadere delle effemeridi e chiuse il portello. Tante mani apparirono sui finestrini, qualcuno cerco ‘ di toccarle dal di fuori quasi a trasmettere il proprio affetto. L’elicottero decollo’ e la polvere copri’ gli ultimi addii.

Mentre fuori dal finestrino l’Africa teneva alto il suo fascino, arrivammo sul punto delle coordinate. Al sentire l’elicottero tutto il villaggio s’animo’. La gente correva verso uno spiazzo al centro del villaggio, galline ed altri animali dall’altra parte terrorizzari. Atterrammo e quando il rotore compi’ l‘ultimo giro, una folla incredibile ci circondo’. Centinaia di bambini dai volti impolverati ma sorridenti e affascinati nel vedere per la prima volta un elicottero. L’incaricato di “Save the Children”, che aspettava al villaggio dalla mattina, comincio’ ad organizzare il suo lavoro ed inizio’ a chiamare per nome i ragazzi. Ad ogni nome vi era una madre o un padre che riconosceva il proprio ragazzo come che se si fossero lasciati da pochi giorni e gridava <o meu fliho, o meu fliho>. mio figlio, mio figlio. Si erano lasciati tra lacrime di dolore, si ritrovavano tra lacrime di gioia. La commozione e l’ammirazione prese il posto della fretta, ed i piloti che fino ad allora erano interessati solo alle coordinate, al carburante ed all’ora di rientro, restarono meravigliati dall’amore della gente nel ritrovare i propri figli.

Il capo villaggio ci ringrazio’ e abbraccio’ tutti, disse che per loro era un giorno di festa, avevano riavuto la loro “criancas”, la loro gioventù. Noi restammo ancora un po’, entusiasti e soddisfatti, ci sentivamo d’aver compiuto qualcosa di grande. Con uno dei soliti voli avevamo portato la felicita’ in uno sperduto villaggio del nord del Mozambico.

L‘eccitazione era tanta che i piloti decollarono verticalmente per piu’ di 100 metri, poi scesero in picchiata e passarono bassissimi sulla folla, tra il divertimento e lo stupore di tutti. I bambini gridavano di gioia, ci salutavano cercando di inseguire l’ombra dell’elicottero.

Sono sicuro che in quel momento nei loro cuori vi era solo pace e divertimento.

Compito principale nella vita di un uomo e’ dara alla luce se stesso…” (Swift).

Gianni

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