Esaltazione della Santa Croce

I cristiani sono davvero persone strane, adorano uno che é morto in croce; il crocifisso è il loro distintivo: “scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani” (1Cor 1,23). Sembra un Dio fallito. Eppure proprio questa è l’immagine più vera e profonda di Sé che Dio ha voluto mostrarci. E’ lo “spettacolo” (Lc 23,48) supremo che Gesù ci ha lasciato.



Gesù va al Calvario ed è solo. “C’erano alcune donne che stavano ad osservare da lontano” (Mc 15,50). Tra queste certamente Maria col discepolo Giovanni. Ma sotto la croce si sente solo scherno e cattiveria: sono “i passanti che scuotono il capo”; sono ” i sommi sacerdoti e gli scribi che si fan beffe di lui”; sono “quelli che erano crocifissi con lui che lo insultano”.

Ma ben più profonda è la solitudine di Gesù: abbandonato anche dal Padre. “Mio Dio perché mi hai abbandonato?”. Questo è il cuore della croce: un uomo – che tra l’altro più di tutti conosce e stima e ama Dio, ne sa la premura e la passione per l’uomo – sperimenta l’abbandono di Dio, il suo silenzio, la sua indifferenza di fronte ad un giusto innocente schiacciato dalla malvagità. E’ la prova suprema – all’interno della fede – dove per un uomo non ci sono più puntelli e motivi per fidarsi di Dio, fino allo scacco ultimo, quello della morte.

Ma il salmo 21 recitato da Gesù in croce prosegue con sentimenti di totale fiducia in Dio!

Con la risurrezione Dio approva quell’atto supremo. Giunto al punto in cui tutto sembrava finito, tutto si cambia e Dio riabilita il suo uomo. Dio non s’aspetta qualcosa di diverso da noi: quando uno esprime in qualche modo serio quell’atto di fiducia totale, Dio dice: Basta, ne ho a sufficienza! E dà la salvezza – come regalo, non come nostra conquista! La vicenda di Gesù è paradigmatica anche per noi: alla vita si giunge passando dallo scacco delle presunzioni umane, ma al tempo stesso esprimendo fiducia in Dio. Tutta la storia biblica – a partire da Abramo chiamato a sacrificare suo figlio e perciò benedetto – è l’esemplificazione del giusto innocente perseguitato e distrutto, ma fiducioso in Dio, e quindi riabilitato ed esaltato! Dio non delude mai!

“Allora un centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: Veramente quest’uomo era Figlio di Dio”. Probabilmente rimase impressionato dal perdono dato ai suoi uccisori; oppure più propriamente dalla piena fiducia espressa a Dio, quando disse: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito” (Lc 23,46). Un pagano arriva a vedere in quell’uomo Gesù il Figlio di Dio: questa è tutta la fede della Chiesa; ma non quando lo vede predicare o fare miracoli, bensì quando lo vede in croce! Lo spettacolo più alto che Dio dà di sé, il più convincente, è quello che dà dalla croce! “Tutto è compiuto” (Gv 19,30), dirà Gesù. Ecco, con la croce, Dio ha fatto tutto quello che doveva fare, ha mostrato tutto quello che doveva mostrare agli uomini! Il vertice della rivelazione è la croce: la parusia sarà solo manifestazione vistosa di quello che ha rappresentato la croce, di quello che oggi ancora è coperto dal velo della fede. (Maggioni)

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