Buon sesso: non abbiamo bisogno d’altro!

Frequentando il corso prematrimoniale con Zsófi, la mia compagna, inevitabilmente dopo alcuni incontri si é parlato della sessualitá e di come essa debba essere concepita dalla coppia nel pieno rispetto della vita e del partner. Non si é certo omesso di dire come, ahimé, il sesso oggi sia la favorita vittima della totale strumentalizzazione operata da parte dei media, né di come tale abuso produca delle conseguenze sul costume e sulla morale collettiva; o, se preferite, di come i media siano specchio di un modo di pensare di una societá sempre piú, diciamo cosí, attenta al proprio appagamento. Il nostro piú che paziente mentore, la nostra imperturbabile guida del corso prematrimoniale, Walter Fontanini, ci poneva all’attenzione lo spot di una nota marca di anticoncezionali, il quale recitava a better sex is all we need for a better life: migliorare il sesso é tutto quello che serve a migliorare la vita.

L’assunto, condivisibile o meno, non deve certo scandalizzarci: non fa una grinza che, chi mira a vendere un certo prodotto, dica che tale prodotto giovi alla nostra vita; é la prima regola del commercio: creare un bisogno. A dirla tutta siamo sicurissimi che del buon sesso, fatto come si deve, sia un miracoloso toccasana se non altro per l’umore. Ma non sembra forse un conciso riassunto di ció che pare suggerirci il mondo esterno, fatto sí di ammiccanti pubblicitá e stacchi pseudo-coreografici, ma anche di chiacchiere da bar, di piccanti confidenze tra colleghi e amici, o addirittura di piccoli segreti con cui a volte bisogna condividere? Per la veritá a volte sembra che le cose siano proprio cosí: il godimento é la parte piú importante, il clou della nostra vita. Siamo piú edonisti rispetto a quando cantavamo all we need is love piuttosto che touch my body, oppure siamo semplicemente piú sinceri?

Ora non é intendimento di queste poche righe denunciare la deriva dei costumi nella societá moderna, né tantomento denigrare talune abitudini sessuali piuttosto che altre. Poco banalmente, diciamo che il sesso di per sé é cosa che costituisce il nostro universo di esseri umani possibilmente pensanti e, che lo vogliamo o no, sessualmente dotati. Proprio per il fatto che il sesso é parte integrante della condizione in cui viviamo, esso é continuamente presente, consciamente o meno sia nelle nostre azioni che in ció che ci circonda. Ad esempio, nella lingua che utilizziamo comunemente il sesso fa costante comparsa. Noi italiani soprattutto, giá da piccolissimi, cominciando a subire le divisioni della lingua riguardo al genere dei nomi, siamo subito costretti a fare di tutto il creato due grandi blocchi carichi sessualmente; la lingua italiana é sessualmente cosí carica da attribuire un sesso ad ogni cosa, anche a ció che con tutta la buona volontá con la sessualitá proprio non ha nulla a che fare. Quanto é piú politicamente corretta la lingua ungherese, che non distingue i generi!

Nel sesso, dunque, si forma buona parte della nostra identitá, esso ci appartiene, é nostro, ne siamo padroni, cosí come siamo padroni dei nostri occhi, delle nostre orecchie. Proprio come gli organi di senso, la sessualitá di ognuno di noi, nella sua piú larga accezione, ci dischiude ad una particolare conoscenza del mondo, che altrimenti non avremmo: la conoscenza dell’amore. Platone, nel Simposio, grosso modo diceva che l’attrazione sessuale nasce in primo luogo dagli occhi, tramite la vista ravvisiamo una bellezza che ci ricorda la perfezione assoluta che contemplavamo nel fantastico mondo delle Idee, dove eravamo prima di nascere. Dalla vista, passando gradualmente per tutti i sensi del corpo, nutriamo il desiderio di congiungersi alla persona desiderata, ma questo altro non é che il desiderio di ricongiungersi a quella bellezza suprema di cui abbiamo perso la memoria.

Prendendo spunto da questa favola, sarebbe bene ricordarsi, quando proviamo quello specialissimo stupore alla vista di quell’ineffabile qualcosa prensente nell’altro, che la felicitá puó risiedere anche solo in mutuo platonico riconoscimento. Diró di piú: poiché di una cosa siamo sicuri, e cioé che siamo al mondo per essere felici, allora é nostro compito irrevocabile stupirci delle bellezze del mondo. Solo che non possiamo sempre sottrarle al nostro personale (ab)uso. Senza dover necessariamente fare della sociologia da quattro soldi, la mentalitá odierna per la quale siamo definiti consumatori, ci invita a fare nostro tutto ció che sia alla portata del proprio contocorrente, e, mutatis mutandis, ci autorizza ad avere anche della sessualitá una visione definibile quantitativa sotto molteplici aspetti. Ma ogni fiore in piú che togliamo al prato non solo riceverá parte minore della nostra cura, ma lo togliamo a tutti quelli che, come noi, potevano provarne stupore, speciale desiderio, squisita sensualitá, … Anzi, chiamiamo le cose col loro nome: amore.

Eh sí, perché in tutto questo, l’amore finora non aveva trovato posto.

L’aver finalmente scoperto, dopo millenni di ricerca dentro e fuori da sé stesso, che la chiave della felicitá in terra sia tutta nel sesso, dovrebbe rendere l’uomo moderno assolutamente felice (o quanto meno allenato). Eppure, nella mia modestissima esperienza di vita, mi sento di poter dire che sono in pochi ad essere felici per davvero.

Perció non esitiamo, osiamo pure di dire che l’amore vissuto come si deve, nella sua pienezza, e dunque anche nel suo significato prettamente sessuale, piú che migliorare, spesso restituisca alla nostra esistenza un senso momentaneamente perduto chissá dove.

Un senso che poi puó diventare due, o tre, …a seconda del numero dei membri della famiglia…

Che dite, lo supero l’esame di Frá Leopoldo?

Arnaldo Paduano

www.myspace.com/at1296

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