La logica di Dio

Isaia nella prima lettura odierna afferma che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie. La parabola di Gesù ce ne offre un esempio. Un padrone ingaggia lavoratori a tutte le ore del giorno. Alla fine della giornata incomincia a pagare gli ultimi arrivati anziché i primi.


Già questo sorprende, ma la vera sorpresa è che il padrone dà a tutti la stessa paga, agli ultimi come ai primi.

Non è giusto, dicono gli operai della prima ora: una sola ora di lavoro non merita la stessa paga di un’intera giornata! Dio chiama ad ogni ora, quando crede e come crede. Il momento in cui arriva la chiamata, se presto o tardi, non ha importanza. Importante è essere pronti, rispondere alla propria chiamata quando giunge, afferrare la propria unica occasione. Inoltre, il padrone incomincia a pagare gli ultimi anziché i primi: «I primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi». Il Regno rovescia le posizioni capovolgendo le gerarchie di valori che l’uomo si è costruito. Dio ha un metro diverso, preferisce gli ultimi ai primi, i peccatori ai giusti arroganti, gli umili ai sapienti.

Ma questi sono semplicemente pensieri di contorno. Il centro della parabola sta nel fatto che gli ultimi furono pagati come i primi. La giustizia di Dio è completamente diversa dalla nostra.

C’è però anche dell’altro: gli operai della prima ora si lamentano perché sono convinti — nel loro intimo — che lavorare nella vigna sia una fatica e basta, non una fortuna e una gioia. E così si lamentano e reclamano una differenza. La loro lamentela mostra che non hanno capito nulla del Vangelo di Dio: sono sì dei fedeli osservanti, ma non hanno compreso che l’obbedienza al Signore è il centuplo. Sono cristiani osservanti che però applicano a Dio lo schema del comportamento dell’uomo: tanto di lavoro, tanto di paga.

Di fronte alle rimostranze degli operai, Dio spiega le sue ragioni. Se lui, il padrone, agisce come agisce, non è perché trascura chi ha lavorato di più, ma perché ama anche gli ultimi.

Non è violata la giustizia (il padrone dà ai primi chiamati quanto pattuito!), ma la proporzionalità. Lo spazio dell’agire di Dio è quello largo della bontà non quello ristretto del “tanto-quanto”. Il Dio del Vangelo non è senza la giustizia, ma non si lascia imprigionare nello spazio ristretto della proporzionalità. All’uomo la proporzionalità sembra essere una legge intoccabile, ma questo non vale per Dio. Se vuoi sporgerti sul mistero di Dio, liberati nelle tue relazioni dallo schema della rigida proporzionalità.

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