Sporchiamoci le mani!

La fedeltà a Dio e la giustizia non si giudicano dal dire «sì, obbedisco»,  ma dai fatti.
Bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani e rischiare la faccia nella ricerca di nuovi valori più vicini alla libertà, all’amore, alla felicità dell’uomo. E sulle scelte operative che si giudica l’appartenenza. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli» (Mt 7,21). Le parole, le chiacchere possono ingannare, possono essere un’illusione o un paravento.

La verità dell’uomo si scopre nelle sue opere. Esse sono inequivocabili. Solo qui l’uomo mostra ciò che è.
Comprendiamo allora quel detto di Gesù che provoca scandalo alle orecchie dei benpensanti: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Ufficialmente, secondo le categorie religiose e i criteri morali esteriori dell’epoca, essi hanno detto «no», ma di fatto ciò che conta è la loro profonda disponibilità: la volontà di compiere, non a parole ma a fatti, le opere di penitenza.
Dio non ha deciso, in un dato momento della storia, di rigettare Israele e di adottare le nazioni pagane. E stato il comportamento nei riguardi del Messia che ha fatto loro perdere il ruolo che esercitavano nell’ordine della mediazione. Il modo con cui vivevano il loro «sì» alla Legge li ha portati a dire di «no» al Vangelo.

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