I Dico o DoDoRe non mi piacciono proprio

di Valerio Pieroni

Sono veramente perplesso di fronte all’annuncio dei ministri Rotondi e Brunetta di un progetto di legge che regolamenti con un nuovo istituto giuridico le convivenze, comprese quelle omosessuali. Soprattutto se consideriamo il fatto che non se ne vede la necessità, visto che ci sono decisamente altri problemi da risolvere proprio in questo stesso settore toccato dal provvedimento, a cominciare dall’adozione di misure fiscali che rendano più sostenibili i carichi familiari dei nuclei meno abbienti.

Il diritto privato oltretutto già permette di regolamentare i rapporti tra persone adulte e consenzienti attraverso la stipula di contratti di convivenza (art. 1322 del codice civile). Ovviamente ciò appartiene alla sfera del privato e delle libertà personali e non deve confliggere con la sfera dei diritti della famiglia garantita dalla Costituzione al suo art. 29 come “società naturale fondata sul matrimonio” e con i diritti e doveri nei confronti di eventuali figli.


In particolare la grave forzatura che si vuole in concreto mettere in atto riguarda l’istituzione di una forma alternativa al matrimonio, che non tenga più conto del compito fondamentale di cui è protagonista la famiglia, cioè la procreazione. Non a caso il termine Matrimonio deriva dal latino “mater munus”, cioè dono/funzione della maternità. Da ciò deriva che il rapporto tra persone dello stesso sesso non si può in nessun modo richiamare al valore della procreazione e quindi rappresentare un valore sociale costituzionalmente garantito.

Da parte della politica si continua quindi a buttare fumo negli occhi ai cittadini di questo Paese appellandosi ad una ipotetica lesione dei diritti di chi non vuole o non può sposarsi come i gay. Infatti eventuali singole problematiche possono già essere affrontate agevolmente con gli strumenti in vigore. Andare oltre significa solo costituire una forma di matrimonio da riconoscere pubblicamente, che possiede i principali diritti che appartengono alla famiglia, ma che non ne presenta vincoli e doveri.

Va infine sottolineato che le coppie non sposate, composte da un uomo ed una donna, qualora mettano al mondo dei figli, condividono già a pieno titolo la tutela specifica prevista dalle leggi e non vengono in nessun modo discriminate come genitori. D’altronde è evidente che se non si sposano lo fanno per la volontà di non rientrare nella serie di quei vincoli disposti dall’articolo 155
del codice civile e, quindi, per libera scelta.

Non si capisce pertanto perché si dovrebbe costruire una sovrastruttura giuridica di favore alla loro convivenza, rispetto al matrimonio.

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