La madre di tutte le chiese

Dedicazione della basilica lateranense

Gv 4,19-24
19 La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare». 21 Gesù le disse: «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità».

La festa della dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano, chiesa costruita sul colle omonimo dall’imperatore Costantino, prende, oggi, il posto della trentaduesima domenica del Tempo Ordinario, ed è, anch’essa, a suo modo una festa del Signore, in quanto il tempio è un luogo di Dio, un segno tangibile della Sua presenza, un punto importante di convocazione dei fedeli, per l’ascolto della Parola, la celebrazione dell’Eucaristia, e la preghiera comunitaria.
Si tratta di una celebrazione molto antica, che risale al XII secolo, almeno per quanto riguarda la città di Roma, della quale è la cattedrale; in seguito, proprio per onorare questa chiesa, denominata, anche, chiesa-madre di tutte le chiese della Città e del mondo cristiano, la festa venne estesa a tutte le altre chiese, come segno di comunione e di amore con la cattedre di Pietro, cioè col Sommo Pontefice, che guida i credenti in Cristo nella fede, e li tiene uniti nella medesima carità.
Sappiamo, e il passo del Vangelo di oggi ce lo conferma, che l’adorazione e la preghiera salgono a Dio da ogni parte della terra: dal chiuso della propria stanza (Mt.6,6.) come dalla più solenne e ricca delle cattedrali, dalla baita di montagna, come da una piccola barca che solca il mare, poiché niente può circoscrivere il Signore, l’Altissimo, che è in ogni luogo, e, tuttavia, lo trascende.
Ma, nonostante ciò, l’uomo, sempre, ha avuto bisogno di stabilire un luogo per il culto, ha sentito la necessità, per dirla col re Davide, di costruire una casa al suo Dio (II Sam.7,2 ), anche se questi non ha certo bisogno di un’abitazione costruita dalle mani dell’uomo; tuttavia, è la Chiesa, oggi, a mettere sulle nostre labbra queste parole:” Signore, Tu ci hai dato la gioia di costruirti, tra le nostre case una dimora, dove continui a colmare di favori la tua famiglia pellegrina sulla terra, e ci offri il segno, e lo strumento della nostra unione con Te. …” ( dalla Liturgia)
Fu il re Davide, nell’antico Israele, a sentire la necessità di costruire una dimora per quel Dio che lo aveva scelto, e accompagnato in tutte le sue imprese, ma ciò fu concesso al suo successore, il figlio Salomone, che fece edificare il grandioso tempio, simbolo della Città Santa, e segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.
Salomone, il re di pace, l’uomo ricolmo della sapienza di Dio, dopo aver costruito quel tempio, memorabile nella storia per il suo splendore, disse quelle parole che oggi la liturgia ci ricorda:” Ma, è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa, che io ho costruita!”
Si, anche il tempio più bello e grandioso dell’antichità, era niente, di fronte alla grandezza e alla maestà di Dio, tuttavia, quella costruzione, frutto dell’intelligenza e dell’operosità umana era espressione tangibile di un desiderio: incontrare Dio e sentirlo vicino nelle vicende della vita, ed era, altresì, un segno, un richiamo, al dovere della preghiera, una preghiera fatta non solo dal singolo, ma anche dall’intero popolo, da una comunità riunita, e unita nella fede.
Il tempio, luogo di Dio, luogo di convocazione dei fedeli, è il luogo deputato, per eccellenza, alla preghiera: come affermerà un giorno Gesù, scacciando i mercanti dal tempio, ( Mt.21,13) e come leggiamo, oggi, nel passo tratto dal libro dei Re, nel quale è riportata la preghiera del re Salomone, che così recita:” Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo, oggi, innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso Il luogo di cui hai detto:-.¬ Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo. Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. “.
Il tempio in muratura, l’antico tempio di Gerusalemme, come pure la più modesta delle nostre le nostre chiese, è, dunque, il segno di uno spazio dedicato, e consacrato in modo tutto particolare a Dio, anche se, la Sua presenza non è circoscritta da alcun luogo, perché Egli è ovunque e, principalmente, nelle profondità dello spirito dell’uomo, là, dove è impressa l’immagine del Creatore, e dove opera lo Spirito.
Ed ecco che il concetto del tempio, come luogo della preghiera e della presenza di Dio, si evolve, e, in Gesù Cristo, si rinnova totalmente, come oggi ci ricorda il passo del Vangelo di Giovanni, che riporta un passaggio del colloquio tra il Figlio di Dio e la Samaritana al pozzo di Sichar.
La donna aveva manifestato al Maestro una perplessità riguardante il culto:” Signore, sono le parole della donna, vedo che tu sei un profeta. I nostri pa¬dri hanno adorato Dio sopra questo monte, e voi, dite che è Gerusalemme, il luogo in cui bisogna adorare.”
E Gesù risponde:” Credimi, donna, è giunto il mo¬mento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre…. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri ado¬ratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che Io adorano, devono adorarlo in spirito e verità. “.
Non è dunque il luogo fisico, quello che ci consente, in assoluto, di cogliere la presenza di Dio e adorarlo, ma è l’incontro con Cristo, il dono di Lui che ci salva, dono, che qualifica la nostra fede e trasforma la nostra vita.
Ed è quel che Pietro, ancora, ci dice, nel breve passo della sua prima lettera, che la liturgia, oggi, proclama: “ Carissimi, stringendovi a Cristo, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi, venite impiegati come pietre vive, per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.”
Il vero tempio dedicato a Dio siamo, dunque, noi, noi che formiamo il nuovo popolo dell’Alleanza stipulata nel sangue di Cristo Gesù, la Verità di cui egli stesso parla alla donna samaritana, e che costituisce il modo giusto della nostra adorazione del Padre; perciò, celebrando la dedicazione della Basilica Lateranense, celebriamo la nostra stessa consacrazione a Dio, in Cristo, nel quale formiamo un solo corpo, uniti nella medesima fede e animati dall’unico Spirito.
“ In questo luogo santo, recita ancora un testo della liturgia, Padre, tu ci edifichi, come tempio vivo, ci raduni, e fai crescere, come corpo del Signore, la tua Chiesa diffusa nel mondo, finché raggiunga la sua pienezza nella visione di pace della città celeste…”
Maria Giuseppina Pisano

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