La Risurrezione non é solo dalla morte

Sono Mariateresa, sono alcolista. Trent’anni per dirlo, sette anni per dirlo con serenitá.

Quello che ricordo della mia prima riunione degli Alcolisti Anonimi é soprattutto la vergogna e la rabbia. Vergogna per trovarmi lí, io!, per essere scesa cosí in basso da dover chiedere aiuto a tutti quegli alcolizzati. Rabbia per non avercela fatta da sola, per non avere forza di volontá, per essere stata sconfitta e averlo dovuto ammettere.

E poi l’enorme sensazione di sollievo quando ho capito che ero a casa, che questa gente era come me. Che loro capivano esattamente quello che io provavo perché anche loro erano stati in quell’inferno che era diventata la mia vita. E, un giorno alla volta, ne rimanevano fuori. E ricordo le risate, risate vere libere piene.

Non saprei dire come ho cominciato. A me sembra di aver bevuto da sempre. Nel Veneto, la mia regione, il vino é la normalitá, si beve sin da piccoli, a casa, e si continua poi a scuola, cogli amici. Per alcuni l’alcol diventa parte della vita, per altri, come me, diventa la vita.

All’inizio mi dava sicurezza, mi faceva sentire a mio agio in mezzo alla gente, ma soprattutto mi dava quell’unica irripetibile sensazione che solo l’alcol puó dare e solo ad un alcolista: mi faceva sentire „ a posto”, nel posto giusto, in pace con me stessa e l’universo. Il primo sorso é stato sempre per me quello”magico”, che cancellava tutta la mia paura, il senso di essere la persona sbagliata nel corpo sbagliato, in un mondo e in una vita che per me volevano dire solo paura di tutto, di non essere all’altezza ma anche di uscire, fare una telefonata, ricevere una lettera. Un solo sorso e tutto scompariva, il mondo diventava nuovamente un posto accogliente dove anch’io avevo diritto a stare, dove anch’io avevo una possibilitá.

É un grande mago l’alcol per l’alcolista. Calma tutto, risolve tutto. Ma poi presenta il conto. Sempre piú alto, sempre piú difficile da pagare, alla fine impossibile. È troppo tardi, il mago affascinante è diventato un padrone spietato, e tu sei il suo schiavo. Lo odi , ne hai terrore ma a lui non puoi disobbedire perché senza di lui non puoi vivere. E per lui sei disposto a tutto: a umiliarti, a faticare, a soffrire, a venderti l’anima.

L’Ungheria mi sembrava il paradiso! Vino in quantitá, prezzi fantastici, nessuno a controllarmi, a farmi la predica su quanto bevessi. Perché a casa, certo qualcuno aveva cominciato a notare che per me non c’era mai fine, ma che ne sanno loro? Io posso smettere quando voglio, mi dá un po’ di carica, che sará mai, ecché noia, quante storie! ma vi vorreste fare i fatti vostri? Voi non lo sapete tenere, non siete capaci di bere, questa é la veritá… e poi io non sono mica come quegli ubriaconi, quegli alcolizzati lá, o alcolisti, come si fanno chiamare adesso, che fa piú fino, che spendono tutto il loro tempo al bar, al pub, in osteria, e non combinano niente dalla mattina alla sera. Io insegno, io scrivo, io mi sto costruendo un carriera. Ho solo bisogno di rilassarmi.

Sono tanti i modi in cui si comincia e tanti i modi in cui si beve. Io non andavo al pub, non andavo al bar, poche feste, dove bevevo molto poco (perché avevo bevuto prima e facevo in modo di avere sempre una scorta che mi aspettasse a casa), nessuno mi ha mai vista ubriaca. Bevevo a casa da sola. Quella era la mia isola di libertà, il momento in cui potevo levarmi la maschera. Avevo la bottiglia e finché era piena non avevo bisogno di niente e di nessuno.

Cominciamo in modi diversi, beviamo in modi diversi noi alcolizzati (o alcolisti) ma finiamo tutti nello stesso posto: una stanza sporca, buia, piena di carte, tazze e bottiglie, con il citofono e il telefono staccati per il terrore di chi puó chiamare e scoprire il tuo segreto e la tua vergogna.

Nell’ultimo anno io uscivo praticamente solo per andarmi a comprare da bere. La mia vita era confinata nello spazio tra la mia stanza e il negozio. Bere, dormire, stare male, bere dormire stare male di nuovo.Questa era la mia vita.. Risvegli fatti di nausea fisica e disgusto per me stessa, e il terrore del buio fuori della finestra .Era sera o mattina? quanto tempo era passato? che avevo fatto? avevo telefonato a qualcuno? a chi? e che avevo detto?

Ufficialmente” non credevo, in realtá di Dio avevo una gran paura. Per me era sempre quel gran vecchio che da piccola nella chiesetta del mio paese vedevo uscire dalla nuvolona sul soffitto con un’aria arrabbiatissima. Ed ero sicura che ce l’aveva con me. Peró in quegli ultimi mesi mi sorprendevo a pregare e non era a quel Dio che pregavo. Non sapevo a chi ma non era lui. Pregavo di morire, di farmi morire, perché io non avevo il coraggio di farlo e quella che avevo non era vita. Ero morta e mi trovavo all’inferno.

Lui mi ha esaudito. Non come io mi aspettavo facesse. No. Troppo facile. A modo suo, perché Lui di fantasia ne ha, eccome! Mi ha fatto morire a quella vita, e un po’ alla volta, piano piano con infinito amore e pazienza, come una super mamma e un super papá tutto in una volta, mi ha raccolta e rimessa in piedi, mi ha insegnato di nuovo a camminare, a vedere, a vivere. Mi ha ricreata un’altra volta e dato una nuova vita.

Ho „toccato il fondo” un pomeriggio di metá giugno. Avevo passato il fine settimana a bere e la notte e buona parte del lunedí a vomitare. La testa mi scoppiava, non potevo muovermi senza sentire tornare la nausea. Camminare neanche a parlarne. Nel tardo pomeriggio ho cominciato a sentimi un po’ meglio. Ricordo di aver pensato, ancora un’ora forse due e mi sentiró abbastanza bene da andar giú e comprare una bottiglia. É accaduto allora. In quel momento ho visto, visto con una chiarezza assoluta, che cosa era la mia vita, cosa ero io. Tutto quel ripetermi, domani smetto, ancora un giorno e poi smetto erano tutte balle, io non potevo smettere, da sola non potevo perché l’alcolista, l’alcolizzata, ero io. E se non chiedevo aiuto, quello sarebbe stato il mio destino giorno dopo giorno, fino alla fine. Tutto quello che é seguito poi é per me un vero miracolo, un piccolo grande miracolo che ha cambiato la mia vita. Io credo di aver finalmente „visto” la mano di Dio che era lí tutto il tempo, solo che io non riuscivo a vederla. Quel giorno, non so perché, non so come, l’ho vista. E l’ho afferrata.

Mi sono trascinata , letteralmente, a quattro zampe, al telefono e ho cercato gli Alcolisti Anonimi, prima gli ungheresi e poi quelli di lingua inglese. Il giorno dopo sono andata alla mia prima riunione. Quando mi hanno dato la medaglietta delle prime 24 ore, ricordo di aver pensato, calma ragazzi andiamoci piano io non ho promesso niente a nessuno. Peró da quel giorno, con mia grandissima ed inesauribile meraviglia, ho smesso. Io che non potevo nemmeno alzarmi dal letto la mattina senza pensare al vino. E da quel giorno sono passati sette anni.

Il primo anno é stato duro, molto duro. Mia madre é morta esattamente un mese dopo la mia prima riunione, sei mesi dopo é morto mio padre, nel frattempo é finita la storia con l’uomo che allora era per me il grande amore della mia vita. Passare attraverso tutto quel dolore non é stato facile. Non c’era niente ad attutire, smorzare, anestetizzare. Ma sapevo di poter contare su quegli ubriaconi che tre sere alla settimana ascoltavano i miei lamenti, mi telefonavano anche tutti i giorni, dividevano con me la loro esperienza, la loro forza, la loro speranza. Attraverso loro Dio mi teneva la mano.

Certo anche loro non sono perfetti. Come in tutti i gruppi, c’é sempre chi piú che gli altri é lí prima e soprattutto per servire se stesso, e usa senza scrupoli il gruppo e e le persone ai propri fini. E questo é giusto dirlo e saperlo. É bene tenere gli occhi e le orecchie bene aperti e usare il proprio buon senso. Come si dice spesso lá, prendere ció che serve e lasciare il resto.

Gli Alcolisti Anonimi non sono gli unici a cui chiedere aiuto. Sono tanti i modi in cui beviamo noi ubriaconi alcolisti e alcolizzati e sono tanti i modi in cui possiamo smettere. Ma chiedere aiuto é il primo essenziale passo, a chiunque pensiamo sia meglio rivolgerci, l’importante é farlo, uscire dalla paura, dall’isolamento, dalla vergogna, dalla disperazione. Poi con l’aiuto di Dio ognuno fa il proprio cammino.

Per quanto riguarda il mio, posso dire che se c’é stato tanto dolore, c’é stata e c’é ora anche tanta gioia, tanta pace. L’alcolismo, essere alcolista é una delle caratteristiche che definiscono il mio essere io. Fa parte di me, é me, come la mia voce, la mia altezza, il mio peso. Sono alcolista ma sono anche tante altre cose. Ora sí, ora che non bevo, ho la libertá di poter essere „anche” alcolista. É uno dei miei modi di essere me stessa. Sicuramente ci sono cose che ho fatto quando ero „attiva” di cui non sono per niente orgogliosa, e con questo devo vivere. Ma per niente al mondo vorrei essere diversa. Perché é proprio attraverso quegli sbagli e quel dolore che ho incontrato e incontro Dio, e sono diventata me stessa. Quello che era il mio segreto piú oscuro e vergognoso é diventato la mia piú grande ricchezza, perché ora anche io posso condividere con altri quella che adesso é anche la mia esperienza, la mia forza e la mia speranza.

Mariateresa

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