IV Avvento 2008

Per realizzare il «mistero taciuto per secoli eterni, ma rivelato ora a tutte le genti» (seconda lettura), Dio si inserisce in un quadro che si è venuto organizzando e modificando nel corso degli anni; e non agisce da solo, ma chiede la collaborazione cosciente e libera

1. di Maria, di Giuseppe
2. come in seguito farà con gli Apostoli
3. e ora con tutti i credenti.

Per stabilizzare la sua dinastia e per dare un centro al suo popolo, Davide pensa di costruire una casa per mettervi l’arca dell’alleanza, ma Iahvè risponde che sarà lui a costruire una casa a Davide.
Dio non rifiuta il tempio, ma afferma che l’avvenire del popolo e della dinastia poggerà più sull’alleanza tra Dio e l’uomo che non sul tempio stesso. La reciproca fedeltà fra Dio e l’uomo sarà più importante dei sacrifici del tempio.

Per molto tempo il termine «chiesa» ha significato soltanto un edificio e per molti un luogo da visitare per dovere o per convenzione. Invece, Dio pone la sua dimora fra gli uomini: le pietre che la costituiscono sono quelli dei «sì» incondizionato a Dio; Maria ne è la prima pietra viva. Poi Giuseppe, la cui disponibilità al piano di Dio assicurerà al bimbo che nascerà da Maria la discendenza regale dalla stirpe di Davide.

Per il «sì» di persone così umili, povere, attente alla volontà di Dio, Gesù, figlio di Davide, entra nella storia del mondo. Questa è la sua casa, il suo tempio.

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