Insegnava con autoritá

Mc 1,21-28

La Parola che rinnova

don Bruno Maggioni

Nella Palestina del tempo c’erano sinagoghe non solo nei grandi centri, ma anche nelle piccole città e nei villaggi. Gli israeliti vi convenivano per la preghiera e per la lettura e la spiegazione della Scrittura. Non solo gli scribi e gli anziani, ma ogni israelita poteva chiedere la parola e intervenire. È così che Gesù, a Cafarnao, entra nella sinagoga e prende la parola per insegnare. Con questo episodio Marco inizia il racconto dell’attività pubblica di Gesù e inizia lo svolgimento del suo tema più importante: chi è Gesù? Due cose sono subito affermate con chiarezza, anche se non ancora svolte compiutamente (Marco le svilupperà piano piano lungo l’intero Vangelo): l’insegnamento di Gesù è nuovo e diverso da quello degli scribi, la sua autorità si impone persino agli spiriti maligni.
«Erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi». La stessa annotazione – con qualche variante – è ripetuta alla fine dell’episodio: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità». Come si vede, l’interesse principale di Marco riguarda l’insegnamento di Gesù, non però il che cosa, ma il come, non il contenuto ma le modalità. E difatti per ora nulla si dice di preciso sul contenuto dell’insegnamento: c’è tempo per farlo.
L’evangelista svolge l’argomento secondo una sua pedagogia che va rispettata. Marco avverte subito che l’insegnamento di Gesù colpisce e fa problema, e non è assimilabile agli schemi conosciuti. Così sorge la domanda: che è mai questo? Insegnamento nuovo non significa semplicemente qualcosa di non mai detto prima o di non mai sentito altrove. Non si tratta semplicemente di una novità cronologica. Nella parola di Gesù si avverte la presenza della novità di Dio, una novità qualitativa: qualcosa che ti rigenera, rinnova e ringiovanisce. La parola di Dio – che risuona nell’insegnamento di Gesù – è nuova, sorprendente, inaspettata, anche se, dopo averla sentita, comprendi che era proprio la parola che andavi cercando, magari senza saperlo. Ma c’è anche un secondo tema che interessa l’evangelista: il primo gesto compiuto da Gesù è la liberazione di un indemoniato. Un uomo posseduto dal demonio, dà in smanie durante il servizio liturgico: Gesù lo mette a tacere, seccamente: «Taci ed esci da costui». Lo spirito è costretto a obbedire e l’uomo, liberato dallo spirito disgregatore, ritrova se stesso. Gli esorcismi erano di moda e la letteratura rabbinica ne parla, ma per lo più erano lunghi, strani e complicati. Gesù invece si impone allo spirito impuro semplicemente con un comando. È per questo che la folla si meraviglia.

Tutto il vangelo di Marco è costruito attorno a questa domanda: Chi è questo Gesù di Nazaret?
Domanda che interessa sempre anche a noi, perché Cristo è il cuore della nostra fede, e quindi della stessa nostra visione della vita che mutuiamo proprio da Lui.
Il primo presentarsi di Gesù tra la gente suscita subito ammirazione e stupore perché appare “profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo” (Lc 24, 19), come ricorderanno i discepoli di Emmaus. Con Lui veramente il Regno di Dio è qui, la signoria di Dio incomincia a sconfiggere il potere del male, e satana lo riconosce e reagisce.

1) IO SO CHI TU SEI, IL SANTO DI DIO
La prima impressione che Gesù lascia di sé è quella di uno che dice e fa’, che parla a nome di Dio e dimostra di averne il potere: “Erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono”. Il gesto che compie di scacciare satana dice l’autorità e la potenza divina che è in Lui, e dà autorevolezza al suo insegnare come derivante da Dio. C’è qualcosa di nuovo qui, c’è il dito di Dio in questo profeta Gesù; è diverso dagli scribi.
Ed effettivamente era atteso così il Messia: un profeta come Elia. Già dai tempi di Mosè il Signore aveva promesso: “Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò” (I lett.). Gesù ne avrà piena coscienza e continuamente ripeterà di parlare a nome di Dio, di dire nient’altro che quello che il Padre gli suggerisce, di esserne il portavoce autentico e autorizzato. San Giovanni non saprà trovare di meglio che chiamarlo “il Verbo”, la Parola incarnata che rende udibile la voce e il mistero del Dio nascosto.

Anche Satana lo riconosce: “Io so chi tu sei: il santo di Dio”. Santo è tutto ciò che appartiene alla sfera del divino. Satana sa bene di essere davanti alla potenza stessa di Dio che parla e agisce in Gesù; e non vi può resistere. “Taci, esci da quest’uomo. E lo spirito immondo uscì da lui”. Solo il comando potente di Dio è così efficace da vincere il demonio. Gesù quindi è Dio stesso che opera la salvezza attraverso la potenza della sua parola.

2) SEI VENUTO A ROVINARCI
Veramente qualcosa di rivoluzionario sta avvenendo con l’opera di Gesù. Lo spirito del male grida: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci!”. Il segno che il Regno di Dio è incominciato è proprio la sconfitta del principe di questo mondo che è satana. “Se io scaccio i demoni – dirà Gesù – in virtù dello Spirito di Dio, è dunque venuto per voi il Regno di Dio” (Mt 12, 28). Un’altra volta proclamerà: “Satana che si credeva forte ha trovato il suo padrone; ormai è finito!” (Mc 3,26). L’episodio di oggi, posto all’inizio del suo ministero, ha valore paradigmatico: tutta l’attività di Gesù ha come fine quello di liberare l’uomo dallo spirito del male che lo tiene schiavo.

É necessario prender coscienza della nostra condizione di schiavitù. Una delle falsificazioni più potenti di satana è quella di far credere all’uomo di essere più libero quando commette il peccato, mentre invece – dice Gesù – “chi commette il peccato diventa schiavo del peccato” (Gv 8,34). Gesù ha smascherato questo potere di satana che spinge l’uomo a sospettare di Dio, a distaccarsi da Lui, fino a essere in balia del suo potere di menzogna e violenza. Persa la sicurezza che gli deriva da Dio, l’uomo cerca altre sicurezze nell’avere, nel potere, nell’apparire. Da qui la crescente insoddisfazione, la disistima di sé, le brame incolmabili, gli egoismi, le guerre…! Tutto questo male poi si solidifica e organizza attorno all’uomo strutture moltiplicatrici di iniquità, di cui l’uomo diviene ingranaggio. Alla fine vi resta imprigionato come un baco nel bozzolo che lui stesso ha fatto.

Questa situazione dell’uomo però non è fatale: Cristo è venuto a liberarlo da questo vincolo, interiore prima e poi anche sociale. La sua opera è la liberazione del cuore, dal peccato, dall’egoismo, dall’alienazione da Dio per riportare l’uomo alla fiducia in Lui, alla forza e al coraggio di affrontare e superare il male. Dal battesimo in poi la forza del suo Spirito che ci è dato sostiene e rende efficace quella scelta di valori che l’annuncio evangelico propone e corregge nell’animo dell’uomo smarrito. Appunto guarito da una parola “nuova e autorevole”, cioè carica della forza divina che ottiene quello che promette! Parola e grazia sono gli strumenti del nostro risanamento e della nostra salvezza.

Oggi – Giornata per la Vita – ci è richiamato quanto lunga sia la corsa dell’uomo che si distacca da Dio, fino a distruggere se stesso in molteplici forme di attentati alla vita. Di quanti attentati alla vita è pieno il nostro mondo: aborto, eutanasia, suicidio, droga, violenza diffusa, maltrattamento dei minori, sequestri di persona, criminalità organizzata, ecc…! Il cuore del problema è quello di concepire la libertà personale come dono di sé a integrazione del dono che attendiamo da altri e che stimiamo. Il rispetto e la stima di ogni vita è il fondamento d’ogni convivenza e la radice d’una autentica libertà. Appunto, “quella libertà per la quale Cristo ci ha liberati”!

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