Probabilmente Dio non esiste, dice l’autobus

di Aldo Vitale, ragionpolitica.it

«Probabilmente Dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita»; «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno». Questi e altri simili slogan sono apparsi negli ultimi giorni su alcuni autobus di mezza Europa (Spagna, Inghilterra, Italia) nell’ambito di un attacco aperto e frontale delle comunità atee contro la Chiesa cattolica.

La campagna, promossa in nome della ragione e della liberazione dell’uomo dalla superstiziautobus ateoone religiosa, tradisce in effetti tutta la sua ingenuità, cioè un cieco laicismo ed una incredibile irrazionalità che per gli organizzatori, i promotori ed i sostenitori di queste associazioni dovrebbero essere quanto meno imbarazzanti. Non occorre una particolare dimestichezza con la logica formale o con i più profondi strati di una solida preparazione filosofica per rendersi conto di quanta irrazionalità vi sia nell’affermazione che probabilmente Dio non esiste. Infatti, una affermazione o è vera o non è vera, qualcosa o esiste o non esiste: affermare che probabilmente qualcosa non esiste non è più razionale dell’affermare che qualcosa esiste, ma tradisce una concezione altrettanto dogmatica di chi sostiene che probabilmente Dio esiste.

Vi è tuttavia una differenza: posto infatti che non esiste la dimostrazione scientifica della inesistenza di Dio, anzi semmai è il contrario (come testimoniano il teorema di Godel o il l’elaborazione concettuale del filosofo della matematica Imre Toth) cioè che è logicamente dimostrato non solo che Dio esiste, ma che addirittura la sua esistenza è logicamente necessaria e necessariamente logica, affermare che probabilmente Dio non esiste o affermare che probabilmente Dio esiste non è esattamente la stessa cosa. Sostenere che Dio esiste, infatti, apre alla dimensione della fede, che in quanto tale si caratterizza per tutta l’elaborazione dottrinale che ne dimostra la razionalità e la ragionevolezza: elaborare la dimensione teologica, infatti, significa presupporre anche la dimensione ontologica ed assiologica, cioè la dimensione gnoseologica e razionale dell’esistenza umana. Sostenere che Dio non esiste, invece, pur apparendo un medesimo atto di fede invertito di segno, apre non già ad una dimensione «teologica» in senso lato, ma alla dimensione ideologica, tipica dell’ateismo che storicamente si è contraddetto in quanto ha assunto l’essenza e la forma di una fede anti-fede, appalesando così tutta la sua irrazionalità. Senza, tuttavia, affrontare ulteriormente la suddetta questione, che per mancanza evidente di spazio richiederebbe una trattazione manualistica separata, occorre soffermarsi proprio sulla circostanza per cui la negazione dell’esistenza di Dio comporta inevitabilmente la negazione della dignità della persona, cioè la negazione dell’identità dell’uomo, scadendo in una infima ed irreparabile irrazionalità.

Come ricordato, infatti, da Papa Benedetto XVI lo scorso 10 dicembre 2008 in occasione del concerto promosso dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace nel 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, «i diritti dell’uomo sono ultimamente fondati in Dio creatore, il quale ha dato ad ognuno l’intelligenza e la libertà. Se si prescinde da questa solida base etica, i diritti umani rimangono fragili perché privi di solido fondamento». Elidere Dio dall’esistenza significa, insomma, rischiare di elidere l’uomo stesso come i sanguinari fatti, nati da spinte ideologiche paganeggianti (il nazionalsocialismo) o dichiaratamente ateistiche (il comunismo), di tutto il XX secolo stanno a testimoniare.

L’affissione di frasi che rispecchiano l’ideologia ateistica è dunque, oltre che il riflesso di una dimensione del tutto irrazionale, una iniziativa nettamente contrastante con il piano giuridico e politico della società occidentale e non può lasciare indifferenti né i credenti né tanto meno coloro che pur non riconoscendosi nella fede cattolica ritengono comunque necessario salvaguardare la dignità umana e la libertà della persona. In questo senso, del resto, scrive, da polacco memore dell’orrore del novecento, lo stesso Giovanni Paolo II: «Un mondo senza Dio si costruisce, presto o tardi, contro l’uomo».

La riproposizione così massiccia e pubblica di simili concetti, dunque, è ben lungi dall’essere una semplice manifestazione o esercizio di libertà del pensiero, in quanto essendo concetti derivati da una cultura anti-umana sono espressione di una radicale negazione della libertà dell’uomo, come ricordano le parole del filosofo Nikolaj Berdjaev: «L’uomo senza Dio cessa di essere uomo.[…] Quando perde Dio l’uomo si abbandona in balia di un elemento senza volto e senza umanità, diventa schiavo della necessità inumana», e la necessità è ovviamente l’opposto della libertà.

In quest’ottica simili iniziative dovrebbero essere vietate (come accaduto di già in Australia) senza timori ed ipocrisie; in caso contrario, cioè qualora non provvedesse la giustizia terrena, comunque certo sembra il verdetto della giustizia divina: del resto, come scrisse uno dei più grandi matematici e filosofi credenti della storia, Blaise Pascal, «sarà uno dei motivi di confusione per i dannati il vedersi condannati da quella loro stessa ragione con cui hanno preteso di condannare la religione cristiana».

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