V domenica Quaresima 2009


Alcuni greci esprimono il desiderio di vedere Gesù. Questo offre a
Gesù l’occasione per un breve discorso intorno al significato della
sua vita e della sua morte. È l’ultimo discorso pubblico di Gesù. Con
probabilità questi greci non sono giudei, ma pagani. E così diventano
il simbolo di quella universalità che sarà, appunto, il frutto della
croce. I greci vogliono vedere Gesù: non è una curiosità, ma un vero
desiderio di conoscere e di credere: questo è il senso del verbo
vedere in Giovanni.
Gesù risponde con una parabola, che illumina il senso della sua vita
intera: egli è come un seme che va nella terra (cioè che si dona sino
alla morte) per portare frutto. E il frutto è descritto poco più
avanti: «Quando sarò innalzato attirerò tutti a me».
I greci, che volevano sapere chi è Gesù, sono invitati a comprendere
il mistero della croce. È interessante notare come per farsi conoscere
e svelare la sua persona, Gesù parli della croce. Il mistero da
comprendere è dunque la croce. Ma la croce è divenuta, a volte nel
nostro modo comune di intendere, semplicemente sinonimo di fatica, di
sofferenza e di fallimento. La croce è ben altro. È la manifestazione
dell’amore di Dio, della sua comunione e della sua solidarietà nei
nostri confronti. Gli scritti di Giovanni ne offrono una testimonianza
abbondante: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
Unigenito» (3,16); «Non c’è amore più grande di chi dona la vita per i
propri amici» (15,13).
Come in tutto il vangelo di Giovanni, Gesù parla della croce in
termini di gloria: «Quando sarò innalzato», «quando sarò glorificato».
La croce è gloria, purché si intenda la gloria dell’amore, non certo
la gloria della potenza. Sulla croce vediamo un amore forte, ostinato,
che gli uomini cercano di scoraggiare ma che non si lascia
scoraggiare. Tutto questo invita a scorgere Dio non anzitutto là dove
c’è la potenza, la forza del genio, il fascino della bellezza. Ma là
dove c’è l’amore, là dove c’è il seme che muore.
Il Cristo non è sceso dalla croce con schiere di angeli per imporre la
sua verità. Non ha usato la sua potenza di Figlio per sottrarsi al
rifiuto. Si è affidato alla libertà degli uomini, ha lasciato loro la
possibilità di dire sì e di dire no. Tutti si aspettavano un Dio che,
proprio perché tale, si imponesse a tutti. Invece Dio ha preferito la
via dell’amore che rispetta la libertà, che è il segno obbligato di
ogni vero amore.
don Bruno Maggioni

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