Ma che giorno era il 15 maggio?

Ce l’ho qui sulla punta della lingua, aspetta…

Giornata della memoria delle vittime delle stragi… no    Giornata mondiale dei Rom… no   Giornata della libertá di stampa…no   Giornata della donna…no   Giornata dei diritti dell’infanzia…no   Giornata dei diritti umani…no   Giornata dell’alimentazione…no    Giornata della pace…no   Giornata del sacrificio del lavoro italiano…no   Giornata dell’orgoglio mediterraneo…no   Giornata dell’orgoglio gay….no   Giornata dell’orgoglio pedofilo…. scusa?? comunque no (peró esiste anche quello!, ma in che mondo viviamo?)  Giornata per l’acqua…no

Ah, ecco…. la GIORNATA PER LA FAMIGLIA!! Ce ne siamo dimenticati?

leggo un’intervista al direttore di Famiglia Cristiana…
Giornata della famiglia, chi l’ha vista? Se non ci fosse il Forum a tenere in vita questo appuntamento internazionale voluto 16 anni fa dall’Onu, in Italia nessuno si accorgerebbe della sua esistenza.
Possibile che nel nostro Paese si festeggi in pompa magna tutto tranne la famiglia? «Possibile. Anzi, l’oblio che circonda la data del 15 maggio è un segnale perfettamente in linea con il disinteresse generale che c’è nel Paese sulla famiglia. Se ne parla tanto, questo sì, ma poi quando si va sul concreto dei bisogni e del sostegno di cui necessita… be’, non si fa molta strada». Don Antonio Sciortino è pacato come sempre ma le sue parole pesano.

Tanto più che non si limita a pronunciarle, ma le ha anche messe nere su bianco in un libro appena pubblicato che già dal titolo dice tutto: La famiglia cristiana. Una risorsa ignorata (Mondadori). Centoventi pagine di rampogne documentatissime contro tutti i governi, di destra e di sinistra, che in questi anni hanno fatto ben poco per riportare la famiglia al centro delle scelte politiche. E così ecco la gioventù precaria, che si sposa a 32 anni (lui) e a 29 (lei), che ha un bambino a 32 anni e quando va proprio bene ne fa un secondo e non si spinge oltre. «La Francia destina il 2,5 per cento della spesa sociale alla famiglia, l’Italia si ferma a poco più dell’1. In Francia hanno deciso di tenere aperti gli asili nido 11 mesi all’anno per 11 ore, e noi ci arrabattiamo con una scandalosa copertura del servizio, in Meridione, pari all’1 per cento dei bambini». Insomma: «Una politica inadeguata e suicida verso la famiglia», decreta il direttore di Famiglia Cristiana.

Oggi il Forum delle associazioni familiari ci riprova, a portare in primo piano la questione fiscale, dopo il Family Day nel 2007 e una petizione popolare che l’anno scorso ha raccolto un milione di firme affinché ogni figlio “valesse” una deduzione dal reddito. «Giusto partire dal fisco. Questa è una priorità: se una famiglia non ha sostegni, i giovani fanno fatica anche a crearla. Tanti fidanzati rimandano il momento del matrimonio perché non hanno concretamente i mezzi per portare avanti una famiglia». La battaglia a favore della famiglia – così come viene riconosciuta dall’articolo 29 della Costituzione, cioè fondata sul matrimonio – «non è di retroguardia ma di progresso. Perché famiglia vuol dire figli e figli vuol dire futuro. Vuol dire arrestare il crollo demografico che ci porterà nel 2051 ad avere 21 milioni di italiani vecchi a fonte di appena 8 milioni di giovani». Sì, ma i politici dicono che mancano i soldi per introdurre il quoziente familiare… «I soldi per tante altre cose si trovano – risponde don Antonio Sciortino –. E poi, mica si chiede una rivoluzione dall’oggi al domani. Siamo gente concreta: cominciamo in maniera progressiva. Ma se nemmeno si inizia… Il problema però è un altro».

E qual è? «Che la politica si approfitta della bontà delle famiglie». In che senso, direttore? «Nel senso che fino a pochi anni fa la famiglia riusciva ad assorbire ogni problematica sociale: la disoccupazione di un figlio, la vecchiaia di un genitore, l’handicap… Oggi non ce la fa più. E allora la classe dirigente di questo Paese deve cambiare mentalità, compiere un salto culturale. Non bastano interventi e misure modeste quando non fallimentari, come il bonus bebè o il bonus fiscale che finisce per l’82 per cento nelle tasche dei single o di coppie senza figli e per il restante 18 per cento a chi ha figli a carico. Serve un programma organico di rilancio. È ora di pensare al futuro dell’Italia a partire dalla famiglia e dalla natalità. I bambini non sono un bene privato, sono un investimento per il futuro. Questo non è un discorso confessionale, da cattolici. Siamo già tra i Paesi più vecchi del mondo e se questo non ci preoccupa, non ci toglie il sonno, vuol dire che non abbiamo capito a cosa ci sta portando il futuro – continua il direttore di Famiglia Cristiana –. Basta con il considerare la famiglia come un problema. La famiglia è un capitale umano e sociale, su cui investire, perché il ritorno è immensamente più grande degli investimenti effettuati. Ci vuole un fisco e una politica veramente amica della famiglia, una legge organica che la metta al centro di ogni processo, come forza di coesione sociale. La politica e la società devono smetterla di minarla dal punto di vista concettuale e materiale. Altrimenti il Paese si sfascia e con esso un valore garantito dalla nostra Costituzione».

Una bacchettata va anche alla società mediatica, che «sta massacrando il concetto e il valore della famiglia, presentandoci questi bei nuclei allargati con tante mamme e tanti papà, fratelli e fratellastri, tutti felici e sorridenti. È un’immagine falsa: un divorzio lascia sempre macerie e sofferenze, soprattutto nei bambini. Si fanno passare esperienze marginali che riguardano una frangia della popolazione come la normalità. E una famiglia normale si sente quasi a disagio perché non si sente moderna. E invece è il contrario». Paradossali, le parole di don Sciortino. Ma vere: famiglia, oggi, è modernità. È futuro. Basterebbe che la politica lo capisse.

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