La bimba non é morta!

Non temere, continua solo ad avere fede!

Oggi siamo portati nel mezzo dei nostri guai quotidiani: la sofferenza fisica cui anche l’opera di molti medici non sempre giova; e la morte, drammatica quanto può esserla di una figlia di dodici anni!

Ma lo siamo, per rivendicarne il superamento e la vittoria, per opera di quel Dio “che non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli ha creato tutto per l’esistenza, e l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura” (I lett.).
Gesù ne pone i segni, coi suoi miracoli. Ma perché siano gesti efficaci anche per noi, è richiesta la fede: “Non temere, continua solo ad aver fede!”.


1) LA SALVEZZA

A noi a volte viene da pensare che l’esistenza dipenda da Dio, ma che la felicità dipenda invece da noi! E’ quel sospetto di fondo nei confronti di Dio che ci fa avere paura, attribuendo a Lui anche il nostro male e la morte. “Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo”. Noi ne facciamo la triste esperienza perché a lui, a satana, col peccato apparteniamo. Ma Dio è il Dio della vita, e proprio per strapparci dalla nostra tragedia e povertà, “da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi divenissimo ricchi per mezzo della sua povertà” (II lett.). “Egli – preghiamo oggi nel prefazio – ha spezzato le catene dell’antica oppressione, morendo ha distrutto la morte e con la sua risurrezione ci ha chiamato a partecipare all’eredità della vita divina”. Ad ogni messa facciamo appunto memoria di Cristo morto e risorto, primogenito di molti altri fratelli.


Vediamo qui una donna, malata da insanabile emorragia e una fanciulla dodicenne morta, immagini dei nostri mali e delle nostre incapacità ad avere pienezza di vita. Da Gesù si sprigiona una forza capace di guarire e di far risorgere. Sono i primi segni che il Regno di Dio è tra noi, l’annuncio che Cristo è vittorioso anche sulla morte; e lo sarà in modo credibile, ed efficace anche per tutti noi, proprio in seguito della sua personale risurrezione. Anche per noi alla fine Gesù dirà: “Talità kum, àlzati, te lo dico Io!”. “Credo nella risurrezione della carne” è in definitiva la grande certezza che ci fa cristiani come uomini della speranza di fronte anche alla malattia e alla morte!

Se tale è la potenza di Cristo per noi, perché non subito la vita e senza la morte? Possiamo rispondere così: se il peccato ci ha regalato la morte perché ci ha distaccato da Dio, è necessario ora che ogni uomo ricuperi l’obbedienza a Dio per riavere la vita. La sofferenza e la morte sono lo sperimentare la nostra precarietà e insufficienza, il costatare con forza che da noi siamo niente, perché proprio da qui scatti la molla di una fiducia piena e totale verso l’unico che ci può dare la vita, Dio appunto, sorgente e restauratore della vita. Questo è il contenuto dell’atto di fede che siamo chiamati a fare. Che vistosamente oggi – nei due episodi evangelici – è messo in luce come condizione essenziale di salvezza.

2) LA FEDE

“Figlia, la tua fede ti ha salvata”, riconosce Gesù alla donna guarita. L’aveva guarita dopo che con tanta speranza lei era riuscita a toccargli il mantello; ma ora Gesù vuole portarla ad una fede più esplicita: “Chi mi ha toccato? – E la donna, sapendo ciò che le era accaduto, venne, e gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità”. “Non temere, continua solo ad aver fede!”, incoraggia Gesù quell’uomo che ha perso la figlia. E, “cacciati fuori tutti quelli che lo deridevano”, compie il miracolo solo davanti “a quelli che erano con lui”. Tutti i miracoli di Gesù sono segni per la fede: la esigono prima e sono fatti per maturarla poi. Certo Gesù non può agire per chi… ride: ride della povertà dei suoi mezzi, ride dell’utopia che propone, ride dell’impossibile che secondo i criteri della scienza umana sembra invece capace di attuare! Anche oggi si ride della Chiesa e delle sue proposte di salvezza per il mondo!

Ecco: guardiamo dentro un po’ anche noi in questa fede che porta alla salvezza. Gesù la esige; vuole cioè che l’uomo in qualche modo riconosca di essere nel bisogno, di essere insufficiente a se stesso, non sia più presuntuoso di sé e delle sue opere. E’ l’aspetto negativo della fede. La donna dice: “Se riuscirò anche solo a toccare il mantello, sarò guarita”. E Giàiro invita Gesù: “Vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”. Tutta la Bibbia e in particolare il vangelo ci educano a questa implorazione di salvezza: Figlio di Davide, abbia pietà di noi!; Signore, se vuoi, puoi guarirmi! Signore, salvami!

L’incontro poi con Cristo perfeziona la fede: si scopre in Lui l’amore e la potenza, anzi l’onnipotenza premurosa di Dio che va ben oltre le nostre aspettative. Tipico è questo episodio del capo-sinagoga: chiede che la figlia sia guarita, e si ritrova addirittura la figlia risuscitata. Ciò che più nessuno degli altri – increduli – ormai si aspettava! La fede è credere che “a Dio nulla è impossibile”, e questo, in particolare per quel che riguarda la nostra salvezza. Dio è capace di far tutto, anche smuovere le montagne della nostra pigrizia o durezza di cuore. La fede è credere che il dono di Dio è poi eccedente ogni nostro stesso bisogno e domanda, più generoso d’ogni nostro sogno; è credere appunto che Dio vede e vuole il mio bene più di quello che io non veda e voglia di me!

In sostanza questo è il senso vero dell’incarnazione: il Figlio di Dio è passato attraverso tutta la nostra esperienza umana, in particolare di dolore e morte, per trascinarne un riscatto, per imporvi una vittoria, per uscirne Signore in senso pieno, persino sulla morte.

Anche noi, come quei discepoli che hanno assistito ai fatti evangelici, lasciamoci prendere “da grande stupore”, quella meraviglia riconoscente che costituisce la fortuna e l’orgoglio della nostra fede. Ma per sentircene poi entusiasti testimoni di fronte a tutti, perché tutti hanno bisogno dell’annuncio di questi fatti sicuri, di questa unica salvezza che ci viene dalla premura di Dio e di Cristo salvatore!

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