É avanzato il pane…

Nel pieno dell’estate la liturgia della Chiesa sposta la nostra meditazione domenicale sulle pagine del Vangelo di Giovanni. Per le prossime settimane ascolteremo il sesto capitolo del quarto Vangelo, un lungo e vivace dibattito che porta alla ribalta diversi personaggi: la folla, i giudei, il gruppo dei discepoli e i dodici. Al centro di tutto questo articolato discorso sta l’identità di Gesù.

Il capitolo si apre con la moltiplicazione dei pani, l’unico tra i miracoli di Gesù che è narrato da tutti gli evangelisti. Ma qui, con Giovanni, c’è una sottolineatura particolare: al centro c’è Gesù, non i discepoli. E’ Lui che vede il bisogno della folla, che attira l’attenzione dei discepoli e che – addirittura! – distribuisce il pranzo.

Mi piace davvero questo Rabbì così attento e concreto: vede la fame dei cinquemila uomini che si sono accampati sulle sponde del lago di Tiberiade per ascoltare la Sua Parola e decide di intervenire.
Certo, Andrea aveva ragione: cinque pani e due pesci sono poco più di una merenda, cosa se ne può fare? Come può bastare per una folla di uomini, donne e bambini assiepati sotto il sole? Andrea ancora non poteva saperlo, ma con Gesù il problema non è il “quanto”, ma il “dove”.

Quei cinque pani e due pesci non sono niente se tenuti nella bisaccia, ma possono diventare molto se messi nelle mani di Gesù. E’ questa merenda il punto di partenza, è questa condivisione la scintilla dell’inizio. Che conta è il “dove”, non il “quanto”. Posso avere poco, ma se è messo nella mani di Dio è moltiplicato all’infinito. Posso avere molto, ma se lo tengo sottochiave è destinato all’ammuffimento. E’ così: l’amore moltiplica, la chiusura ammuffisce.

Coraggio, cari amici! Lasciamoci mettere in gioco dalla Parola, impariamo l’arte della fiducia e dell’abbandono, facciamo l’esperienza evangelica dell’espropriazione di sé, accettiamo il rischio di perdere il controllo. Sarà Lui a fare il miracolo. Saranno le Sue mani a spezzare, condividere, distribuire. Saranno le sue mani a moltiplicare l’amore fino all’avanzo, alla sovrabbondanza, all’eccesso.
Non dimentichiamoci che il nostro è un Dio dalle mani bucate…

don Roberto Seregni

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