Ma cosa dobbiamo fare?

Il vangelo di questa domenica (3,10-18) ci ripropone come domenica scorsa (3,1-6) la figura di Giovanni Battista.
Giovanni Battista fu il più grande profeta del suo tempo. Come tutti i maestri aveva dei seguaci, fra i quali quasi certamente c’era Gesù che ad un certo però punto si distaccò dal lui. Ma la superiorità iniziale del Battista rispetto Gesù è fuori dubbio, testimoniata in maniera chiara dal battesimo di Gesù nel Giordano da parte di Giovanni Battista.
Anche Gesù ha avuto i suoi maestri, i suoi riferimenti e i suoi modelli. Ha imparato da lui, lo ha seguito, forse per un po’ “è peso dalle sue labbra”, ma è rimasto interiormente libero.
Il Battista stesso si considerò l’Elia che doveva venire. Elia veniva considerato il Profeta, per cui si pensava: “La fine del mondo verrà quando Elia ritornerà”. Il Battista si considerava Elia redivivo, e quindi il giudizio era imminente e vicino.
La sua predicazione era esigente e dura e afferma proprio questo: “Dio sta per venire, stai attento!”. “Se non fai frutti di conversione, se non ti penti, se non cambi, non hai scampo”. Il battesimo è segno della tua conversione.
Il Dio del Battista è un Dio minaccioso, che incute timore: “Se non sei a posto, sarai condannato”.
Il Battista proclamava: “Verrà da Dio un giudice e giudicherà tutti”. Il Battista, però, storicamente non ha mai fatto riferimento a Gesù come colui che doveva venire, né è stato suo testimone. È stato solo successivamente che i primi cristiani hanno fatto dire al Battista che quel giudice è Gesù; sono stati i primi credenti a fare del Battista il testimone di Gesù. Tanto è vero che Gesù non assomiglia molto al Battista. Il Dio di Gesù è molto diverso dal Dio del Battista.
Certamente su alcuni posizioni e su alcuni atteggiamenti, soprattutto all’inizio, furono molto vicini. E fu grazie a questa vicinanza che i primi cristiani misero in collegamento questi due grandi personaggi.
Lc (1-2) li fa addirittura secondi cugini: ma è una parentela di spirito più che di sangue.
Furono i primi cristiani che, a posteriori, collegarono le due figure e crearono una continuità tra il Battista e Gesù. Il Battista è il precursore, colui che apre la strada e Gesù colui che deve e che sta per venire. Per questo per loro Gesù è ” più forte” e il Battista “non è neppure degno di sciogliere il legaccio dei sandali” (3,16).
Gesù poi si distaccò dal suo maestro e fece la sua strada. Certamente lo considerò e lo apprezzò molto, ma considerò se stesso e il suo messaggio diversi e non in continuità con il suo maestro.
Cos’è intervenuto per cui Gesù ha così profondamente cambiato strada rispetto al suo maestro?
Ciò che differenzia Gesù dal Battista è la concezione profonda di Dio. Per il Battista è uno di cui avere timore; per Gesù Dio è un Padre buono, misericordioso, sempre pronto ad accoglierti, ad amarti ed ad accettarti.
Forse Gesù ha avuto una visione i cui segni sono rintracciabili o nel battesimo (3,21-22) o nella trasfigurazione (9,28-36) o forse è stata un’esperienza continuativa della vita di Gesù. In ogni caso il Dio di Gesù è il Dio d’amore, il Dio che si può chiamare: “Papà, Paparino, Papi, Abbà”.

Nel vangelo la gente va da Gv Bt e gli pone una grande domanda: “Che cosa dobbiamo fare?”.
In giro c’è un sacco di gente che pone questa domanda: “Che cosa devo fare? Dammi la soluzione per il mio problema. Fammi partecipare ad un incontro, ad un gruppo, a qualcosa che mi liberi da questa situazione. Dammi un esercizio, magari di meditazione, di silenzio o di preghiera che mi risolva ciò che non va o che mi sciolga dai miei nodi”.
E cosa non fa la gente per cercare e per trovare personaggi del genere! In giro poi ce ne sono parecchi di personaggi così, che si credono plenipotenziari di Dio, che si credono dotati di poteri extrasensoriali, paranormali o speciali. E siccome la pressione della sofferenza, il desiderio di sollievo è grande, l’abbinamento è fatto, è concluso.
C’è la pillola per tutto: per dimagrire, per far bene l’amore, per essere felici, per non essere tristi. C’è illusione che ci sia una pillola per star bene, per risollevare l’anima; c’è illusione che la felicità, l’amore, l’ascolto, la fiducia, si possano comprare a basso costo, che ci sia una cosuccia che risolve i tuoi problemi… è un’illusione.
Basta guardarsi attorno per accorgersi di quanto ricco sia il supermercato religioso. C’è la messa a distanza (purché tu paghi); il guru che ti dice cosa facevi nell’altra vita: chissà cosa importa sapere cosa facevo nell’altra vita quando non riesco neanche a vivere questa! C’è il mago che ti mette in contatto con i tuoi morti (“Lasciate che i morti seppelliscano i morti” Lc 9,60): se sono morti definitivamente ti sta fregando; se sono vivi perché non lo puoi fare tu? C’è il discepolo di Padre Pio che ti guarisce a distanza o il gruppo pseudoreligioso che ti promette che partecipando alla sua funzione guarirai; colui che ti vende i numeri per il lotto o che ti predice il futuro. Poi ci sono i gruppi che predicono continuamente la fine del mondo: prima del duemila andavano molto di moda, adesso sono in ribasso. In realtà, vivendo in questa maniera, rischiamo veramente grosso, ma non ci vuole mica tanto a capirlo, basta vedere come consumiamo e come inquiniamo!
Quante persone vengono a chiederti: “Che cosa devo fare?”. È un modo velato per dire: “Risolvimi tu i miei problemi!”. “E lo chiedi a me? È già difficile capire cosa devo fare nella mia come faccio a dirti cosa devi fare nella tua? Che ne so io della tua vita? È la tua vita, non la mia. Sono i tuoi problemi che vogliono la tua attenzione e la tua cura. Non ho risposte per te; se qualcosa ho, ho solo cammini, strade su cui tu, e non io, puoi viaggiare”.
Non piace molto questa risposta! La gente vuole risolvere i problemi, ma non essere coinvolta perché è faticoso; che non ci sia da mettersi in gioco; che non ci sia cambiare. Non ha tempo per queste cose!
Ci piacerebbe, -vero!- che ci fosse la medicina che risolve la depressione, ma non c’è. Ci piacerebbe che ci fosse la preghiera che ci desse l’illuminazione ogni volta che ne abbiamo bisogno! Ci piacerebbe che ci fosse il decalogo dell’amore, per cui imparato a memoria, saremmo a posto! Ci piacerebbe che qualcuno ci desse il consiglio giusto e utile per risolvere il problema relazionale con il marito, quello educativo con il figlio e visto che ci siamo anche quello con l’amica! Ma non c’è. E, invece, purtroppo ci sono alcune persone che credono di aver le risposte per tutto! La gente ha fame di ricette semplici. Ma non esistono.
Un giorno il mio padre spirituale mi disse: “Se il problema è avvenuto in te la soluzione non può che nascere da te. Quindi non cercarla in me e non delegarmela. Da dove viene la domanda viene anche la risposta”.
Gv Bt, infatti, non dà soluzioni. Sembrano risposte pratiche, cose da fare, concrete, ma la risposta è molto più profonda. Gv non dice: “Fai questo o fai quello”. Dice: “Guarda dentro alla tua vita. Lì devi trovare ciò che è bene per te, ciò di cui hai bisogno”.
Una donna non riesce a rapportarsi con i suoi figli adolescenti. Lei è insicura e quando uno dei suoi figli la sfida un po’, la controbatte o le si contrappone, lei va in ansia. Allora inizia ad urlare come un’isterica e a dire: “E’ questo il ringraziamento per tua madre?”; “Non parlarmi in questo modo altezzoso; Non alzare la voce con me! (ed è solo lei che alza la voce!)”. Per almeno una settimana poi è meglio starle alla larga.
“Cosa dice, padre, mi fa bene se faccio un po’ di acqua gym?”. “Ma sì che ti fa bene, ma cosa c’entra con i tuoi figli? Cosa c’entra con il problema di comunicazione che tu hai con i tuoi figli?”.
“Mi sento vuoto e insoddisfatto”. “Da quanto tempo si sente così?”. “Da almeno un paio d’anni”. “Uhm, capisco!”. “Sa, penso che mi ci voglia proprio un bel viaggio”. Non ti fa male, ma cosa c’entra con il vuoto che hai dentro.
Un uomo mi ha detto: “Padre non vado d’accordo con mia moglie. Che preghiera devo dire?”. “Ma che c’entra la preghiera? Devi parlarle, devi aprirti con lei, dovete dirvi quello che avete dentro”.
Una suora sente un fuoco di passione che le brucia dentro per Gesù. Bene! Chiede: “Che cosa devo fare?”. Portalo e vivilo lì dove sei, nella tua situazione. Porta il fuoco di Gesù nella tua comunità e con le tue sorelle; invece di pensare a cambiare il mondo, inizia dal tuo ordine, meglio ancora dal tuo convento.
Alcune persone vogliono “fare” non per vivere meglio, per crescere, per amare di più, ma per sentirsi solo più brave (quanto in colpa si dovranno sentire dentro!?).
Che cosa devo fare? Guarda nella tua vita. Parla con tua moglie; fai trenta minuti di silenzio assoluto; sii onesto nel tuo lavoro; accorgiti della tua invidia e riconoscila; tira fuori i tuoi scheletri dentro, ecc.
Cioè: dipende da chi sei tu, da cos’hai dentro, da cosa ti vivi dentro.

Dobbiamo fare quello che c’entra con la nostra vita.
Dobbiamo agire sulla nostra vita non fare delle belle azioni.
Dobbiamo cambiare la nostra vita, diventare migliori, più profondi, più capaci di fede, di dare fiducia e di esserne degni, più capaci d’amare, d’ascolto e di vita, non fare la bella azione quotidiana.
Alla gente Gv Bt diceva: “Ti accorgi di una cosa? Uno è senza tunica? Ne hai due; dagliene una!”. “Ti accorgi che tuo figlio è triste? Qui devi agire. Ti accorgi di essere triste? Qui devi agire. Vedi che non si parla tanto in famiglia? Qui devi agire. Ti senti insoddisfatto? Qui devi agire. Ti accorgi che non riesci mai a non pensare e che la tua testa è un frullatore? Qui devi agire. Tutto il mondo ce l’ha con te (così ti pare!)? Qui devi agire”.
Siamo all’imbrunire, sotto un lampione in una piazza, e un uomo sta cercando una chiave. Passano alcune persone e vedendo l’uomo in ricerca lo aiutano. Ma la chiave non si trova. Dopo un po’ uno chiede: “Senta mi dica con esattezza dove l’ha persa?”. “L’ho persa in quella via lì che porta a questa piazza”. “Ma non starà mica scherzando: è venti minuti che cerchiamo qui in piazza la sua chiave e lei l’ha persa in quella via là!”. “Sa, quella via è buia, qui invece c’è la luce dei lampioni”.
Assurdo… se non fosse vero per molte delle nostre questioni. Bisogna lavorare e agire dove c’è il problema non altrove!

Vanno da Gesù anche i pubblicani, gente che trafficava con i soldi, che poteva intascare molto e bene.
“Che dobbiamo fare? Dobbiamo fare un’offerta? Dobbiamo diventare monaci?”. “No, voi trafficate con i soldi, quindi siate leali con i soldi; siate onesti; non fate gli strozzini e gli usurai. Non vendete la vostra anima, ma neanche le amicizie, i rapporti o ciò che avete di caro per i soldi. È dentro la tua vita che devi cambiare, è qui che devi agire”.
Ti accorgi che i soldi prendono quasi tutti i tuoi pensieri? Qui devi agire perché è pericoloso. Ti accorgi che quando si tratta di soldi non guardi in faccia nessuno? Qui devi agire, non fare altre cose. Ti accorgi che misuri le persone su quanto possiedono? Qui devi agire. Ti accorgi che sei di quelli che “per niente, niente”? Qui devi agire.

Poi vengono i militari, gente senza scrupoli, gente che con la forza otteneva ciò che voleva: “Maestro che dobbiamo fare?”.
E Gesù: “Non abusate del vostro potere, della vostra forza e del vostro ruolo. Non estorcete a nessuno, mai niente con violenza”.
Alcuni allenatori sportivi sono dei soldati, dei militari: duri, sprezzanti della persona; ciò che conta è vincere, arrivare, essere primi.
Alcuni genitori sono dei militari: impongono un regime severo, rigoroso, senza gioia né giocosità ai figli: “Non mettere in disordine; guarda che ho appena pulito; non pensi alla mamma che lavora tutto il giorno per sistemare la casa e tu sporchi sempre?; non metterti le mani su per il naso; quando c’è gente non si gioca, non si urla e ci si comporta bene; non cantare; non ridere troppo; ecc”. Una donna a sua figlia: “Il riso abbonda nella bocca degli stolti”. Vi ricordate la signora Rottermayer in Heidi…!
Alcuni mariti sono dei militari: controllano le loro donne, le vogliono sempre disponibili, ai loro comandi e ubbidienti. C’è un uomo che dice che le donne devono stare sottomesse ai loro mariti. E dice: “C’è scritto nella Bibbia!”. Il che è vero, ma come tutte le cose vanno contestualizzate… perché nella Bibbia c’è anche scritto che Dio non esiste!
Alcuni preti sembrano ancora dei duci, dei dittatori; sono dispotici, severi e onnipotenti. Un parroco dice: “La chiesa non è mica democratica!” e così fa quello che vuole. Un altro ascolta il suo consiglio pastorale, lo interpella e poi dice: “Il consiglio pastorale è solo consultivo”. E allora se non vuoi aiuti, non convocarlo neppure!
Se ti accorgi di essere duro, rigido, severo, un militare, qui devi agire. È inutile che tu vada a fare il buono chissà dove o dire la preghierina al Santo: qui devi agire, nella tua vita, perché saremo giudicati per la nostra vita, per le nostre relazioni, per l’amore che abbiamo riversato con le persone che noi abbiamo scelto o che la vita ci ha messo vicino.
Nelle nostre case, come in molti altri luoghi pubblici e privati, esiste la violenza psicologica, il mobbing, pressioni di ogni tipo, ricatti. Qui si deve agire. Nelle nostre case esiste ancora la violenza fisica, quella educativa e quella coniugale. Qui si deve agire. Alcune di queste persone si dicono molto religiose e osservanti, ma è chiaro che è solo una bella maschera. È chiaro che è molto più semplice, per Natale, fare il presepio e andare a messa di mezzanotte. È chiaro che è molto più semplice fare dei buoni pensieri sulla pace del mondo e che tutti siano felici, ma non è questo Natale. Natale è fare ciò che si deve fare e non dell’altro.
Se è la tua camera ad essere in disordine, è quella che devi sistemare.
Se hai un insufficienza in una materia, è quella che devi studiare, non le altre.

Il ventilabro è un setaccio: la pula viene bruciata e il frumento raccolto. È una frase dura, che incute paura e timore.
Noi non dobbiamo avere paura di Dio. Ma dobbiamo sapere, però, che tiriamo le conseguenze delle nostre azioni. Dio non ci punisce mai; siamo noi stessi che a volte ci creiamo certi inferni, conseguenza di ciò che facciamo. Dio non punisce mai nessuno; siamo noi che ci puniamo da soli con certi modi di vivere.
Se tu fai così ne avrà colà. Se l’albero è buono, i frutti, in genere, sono buoni. Ma l’albero cattivo non può dare frutti buoni.
C’è un padre che bestemmia, comanda e se i figli, quando erano piccoli, tentavano di controbattere, lui si imponeva con la violenza verbale e se non bastava anche con quella fisica. Il figlio adolescente adesso fa quello che vuole; è pieno di rabbia ed è ingestibile. “Com’è possibile – dice il padre – che mio figlio sia così?”. Ma dai!
Un uomo è irritante con tutti: deve sempre avere ragione, deve essere sempre il migliore o il più brillante in ogni situazione, è sempre in mostra; è veramente intelligente, ma te lo fa sempre pesare. Chiaramente nessuno riesce a stargli vicino. Lui dice: “Com’è dura la vita con me”. Macché dura: sei tu ad essere duro! Tu non vuoi cambiare e metterti in gioco neanche un minimo.
Ad alcune persone puoi prevedere la vita: nessuna preveggenza, è solo ovvio.
Anni fa dissi ad un uomo: “Secondo me tua moglie se ne andrà di casa”. E lo fece per davvero. D’altronde lui era un muro di gomma, chiusissimo, sempre sopra il suo computer, mentre lei era bella, piena di creatività e intelligente. Lui se la prese con me tanto che rischiai di prenderle perché, diceva lui, “ero stato io che avevo montato la testa a sua moglie”.
Una donna ha lasciato il suo precedente partner e ora ne ha un altro. Ma è facile prevedere come finirà perché lei non ha imparato niente dalla esperienza precedente.
A qualcuno potresti dire che malattia avrà: non è una maledizione, è solo un’ovvia conseguenza di come vive.
Se tu rimani nella superficie della tua vita vivrai senza saperlo; vivrai senza comprendere le grandi leggi della vita; vivrai senza renderti conto di come sia tu a dirigere la tua vita, non altri.

Il Battista battezzava con acqua: era il desiderio della gente di cambiare vita. Il vero battesimo, però, è quello di fuoco. Il vero battesimo, quello del Cristo, della Vita è nient’altro che conquistare la propria anima, la propria parte divina o spirituale.
È un battesimo di fuoco perché riscalda la vita, le dà passione, energia; è la forza per andare avanti. È un battesimo di fuoco perché illumina il tuo mondo interiore; ti fa vedere e ti fa capire. È un battesimo di fuoco perché brucia le illusioni che ti sei costruito e ti fa vedere ciò che sono realmente: niente.
Adamo dovette dare un nome a tutti i suoi animali interiori (tutto ciò che aveva dentro). Noè dovette salvare i suoi animali interiori dal pericolo dell’acqua, dell’inconsapevolezza. Abramo dovette fare un lungo viaggio per raggiungersi, per conquistare la totalità di sé. I patriarchi si dovettero sposare: dovettero “sposare”, integrare l’altra parte di sé, fare le nozze interiori. Mosè dovette fuggire dalla sua schiavitù e attraversare il suo deserto per giungere alla sua libertà. Tobia dovette fare un lungo viaggio notturno per poter tornare alla luce. Giobbe dovette confrontarsi con tutte le voci interiori della sua anima. Gesù dovette confrontarsi con i propri demoni interiori nel deserto per poter poi andare e predicare.
Il battesimo di fuoco, allora, è portare alla luce, far nascere, la forza che ti abita dentro, la vita grande e piena che ti scorre nelle vene, il Dio che dorme e che aspetta di essere risvegliato per diventare il Signore della tua vita.
Questo è il grande sacrificio dell’uomo: sacri-ficio, vuol dire fare il sacro. La grande opera dell’uomo è trasformare una vita materiale, esterna, vuota, in vita dello spirito, piena e vera.
È davvero un sacrificio, cioè un fare sacro, trasformare noi stessi, giorno dopo giorno. È un opera che vuole tutto il nostro coinvolgimento, tutta la nostra attenzione e la nostra cura.
È un’opera di luce, dove si porta a galla, si fa vivere ciò che è sommerso dalle acque del buio, della notte, dell’inconsapevolezza, dell’inconscio, dell’oblio. È un portare alla luce pieno di morti, resurrezioni, passaggi difficili, momenti di sconforto, desiderio di tornare indietro.
È l’opera sacra a cui tutti noi siamo chiamati.
Non a caso qareban, “sacrificio” in ebraico è inseparabile da “cuore” qereb e da qarob “il nucleo dell’essere”.
Il grande sacri-ficio, l’opera sacra per tutti noi, il battesimo di fuoco, è il raggiungere l’essenza del nostro essere, il centro del nostro mondo personale, che è anche punto d’unione con Dio e con ogni essere.
Nell’acqua siamo nati ma è solo nel fuoco che cresceremo. Dobbiamo essere puri-ficati (lett. purificare vuol dire passare al fuoco), setacciati, perché possa emergere chi siamo veramente e ciò che possiamo essere. Questo, per il vangelo, è nascere.

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