Se i figli sono di plastica, come sono i cuori?

Notizia: é possibile ordinare una copia perfetta di figli o nipotini, dei “veri” bebé di plastica speciale che esternamente sono estremamente somiglianti ad un bambino vero. Hanno capelli veri, ciglia vere, pelle sintetica vera al tatto, ecc…
Peró non sporcano, non vanno cambiati, non ti svegliano di notte, non disturbano durante un concerto…
Possono costare migliaia di eurini.
Le testimonianze riportate dall’Ansa sono sconvolgenti:
“Molti non dicono di averli in casa perché si vergognano o hanno paura del giudizio altrui”, dice Silvana di Roma, di 50 anni e senza figli, che ne ha ‘adottati’ dieci in tre anni. Anche alcune mie amiche ne hanno, si tratta spesso di persone che non hanno potuto avere figli, sono scomparsi o ne hanno avuti molto tempo fa. So che quest’anno ci sono molte richieste rispetto all’anno scorso e che, per i modelli di alcune marche, bisognava prenotarli a novembre”. E Daniela, 50 anni, porta la sua piccola “in giro, per la strada”.

Perché?
Cosa spinge un adulto a spendere dei soldi per avere una bambola perfetta, da portare in giro e che sembri un bambino vero? La sofferenza, penso. E se é cosí a queste persone va tutto il nostro aiuto e la nostra preghiera, non la critica. Se é un disturbo psichico, invece, gli auguriamo di trovare un valido aiuto in qualche esperto.

É doloroso il problema di chi non ha figli, ma i credenti hanno una marcia in piú: non quella di buttare via i soldi per un oggetto, ma di riscoprire invece una “paternitá spirituale”, cioé l’impegno concreto e reale per un bambino vivo e vero, ma che non é il tuo, che é stato abbandonato o che soffre: probabilmente piú di te.

Un bambino abbandonato è un bambino senza relazioni con persone adulte, senza riferimenti costanti, senza amore.
Un bambino sospeso nel vuoto che ha paura di Amare perché non sa cosa significa essere amati. Ogni bambino e adolescente abbandonato quindi, chiama in causa la nostra paternità spirituale, cioè l’assunzione di responsabilità a favore di altri, il senso di responsabilità (anche se non colpevole comunque sono responsabile del suo abbandono, in quanto membro della società) per la vita di un bambino e promuoverla.

Inviterei per Natale a riflettere sulla paternità spirituale, sull’adozione a distanza, sul volontariato, piú che sulle bambole perfettamente identiche da portare nel passeggino mentre vado a fare la spesa nelle boutique griffate.

Bocs!

WF

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