Che tristezza i figli di plastica

di Laura, mamma affidataria

Che tristezza! Basta un bambino-bambola per farti provare la gioia di essere genitore?

Non credo, già da bambine si coglie la differenza… E poi che gioia? Quella di avere un neonato che non ti crea i problemi di un vero bambino, che ti permette di fare il “genitore” senza le responsabilità da genitore. Quale missione hai come genitore di un figlio senza cuore? o genitore senza cuore? La maternità (e la paternità) sono il desiderio più grande per ogni persona, legato a quel desiderio ci sta un mondo intero di motivazioni, ma creare dei surrogati di figli no!

Ci sono troppi bambini che, non per loro scelta, non hanno una famiglia “adeguata” (peccato che anche loro non possano ordinare dei genitori di gomma…); però questi bambini a volte sono scomodi, faticosi… hanno un loro vissuto, un loro cuore, una loro anima: non sempre è facile accoglierli (ma sarà poi stato così facile per Giuseppe “accogliere” come figlio Gesù?), a volte ti mettono in crisi, ti sconvolgono la vita (e non solo quella di ogni giorno!), a volte ti rispondono come Gesù ritrovato al tempio (e il male che senti al cuore è inspiegabile!) però il loro sorriso, il loro sguardo, la loro mano nella tua cancella ogni paura, ti dona la forza e il coraggio di proseguire, trovi la forza di andare avanti nonostante tutto!

E’ difficile accettare il “non dono” della maternità; fin da ragazza ho “sognato” come poteva essere un probabile figlio “mio”… a chi poteva assomigliare, il colore degli occhi… che nome dare (era bello poter pensare di “dare un nome” a qualcuno mi sentivo “grande” quasi lo possedessi una creatura mia e del suo papà).

Poi è arrivato il matrimonio e l’età adulta e con il passare inesorabile del tempo, mi ritrovavo a chiedere la “grazia” della maternità vivendo nella speranza che qualsiasi “sintomo” potesse essere l’annuncio che finalmente anche io sarei stata mamma!… E invece tutto restava invariato. A quel punto, basta con le fantasie e ho cercato di capire quale poteva essere il disegno che Dio aveva per me.

Intanto la gente mi guardava, vedeva il passare del tempo, qualcuno azzardava la fatidica domanda “bambini?…”e poi il silenzio… e io che ogni mese mi trovavo a sperare, pregare…

Un cuore pieno di attese, mi “rammollivo” davanti ad ogni bambino piccolo (ahia! questo succede ancora oggi!) quasi in estasi e poi se qualche amica riceve la “grazia” della maternità non sa come dirtelo: pensano che potresti provare rabbia, dispiacere eppure davanti ad una mamma in attesa non ho mai provato brutti sentimenti, magari all’inizio un po’ di sconforto e gioia per loro, è bello almeno condividere tutto ciò che accompagna una nuova nascita… che grande gioia quando ho “scoperto” che sarebbero nati i miei i miei nipotini: ho ricamato i loro bavaglioli, il loro fiocco per annunciare la nascita e mentre ricamavo i loro nomi li sentivo un po’ miei.

Non ho cercato di forzare la mano a Dio: ciò che non mi veniva da Lui non poteva “donarmelo” nessun altro.

Forse troppo presto ho accettato la sfida che il Signore mi lanciava: da me voleva altro: magari dovevo essere mamma, ma in un modo nuovo (perché ai corsi di preparazione al matrimonio tenuti nelle varie parrocchie non si spiega che non esiste solo la maternità “fisica”?)… una mamma in AFFIDO!

Non sei un surrogato di mamma, e quello che hai non è un surrogato di figlio e soprattutto non è un “figlio di gomma pregiata”… è un Figlio che tu aiuti a crescere, che accompagni e che ti prepari a “lanciare” (“E benché vivano con voi non vi appartengono…Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti. L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane. Affidatevi con gioia alla mano dell’arciere; poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco” K. Gibran); vivi con loro tutto all’ennesima potenza (non sai quanto durerà)… ti confronti in continuazione, lo senti parlare dei “suoi genitori” e nonostante la cruda realtà devi aiutarlo ad amarli per quello che sono perché nonostante tutto gli hanno “permesso” di nascere e poi… quando tutto finisce ti ritrovi improvvisamente e nuovamente “sterile” perché quella parentesi come si è aperta si chiude.

Si chiude… solo giuridicamente perché tu nel cuore sei ancora la sua mamma e sarà per te sempre il tuo piccolo che hai accolto e vivi ricordando ogni momento (i suoi pianti, i suoi sorrisi, le sue paure, i suoi primi giorni di scuola, le sue conquiste, le preghiere della sera…) e vorresti essere ancora lì a sostenerlo ad accompagnarlo. Un pezzo del tuo cuore sarà sempre con lui: un pezzo del tuo cuore è SUO per SEMPRE! (non puoi riprendertelo… glielo hai donato!).

Piuttosto di coccolare un finto bambino preferisco le “mie” bambine VERE, magari le accompagni solo per qualche anno le “addomestichi” : ciò che addomestichi rimane per sempre… ti riconosce per sempre e tu ne sei per sempre responsabile (Dal Piccolo Principe:’’Che cosa vuol dire addomesticare?’’ ’’E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…’’ ’’Creare dei legami?’’ se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo’’. ’’Non si conoscono che le cose che si addomesticano’’, disse la volpe… ’’gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. ’’Che bisogna fare?’’ domandò il piccolo principe. ’’Bisogna essere molto pazienti’’… ’’Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato’’).

Ci sono donne che hanno avuto la grazia di partorire, di donare la vita… e ci sono donne che come me hanno “partorito” solo con il cuore… non soffri come un parto vero… ma assicuro che è altrettanto faticoso (soprattutto il percorso in preparazione)… del resto nessuna conquista è bella se non richiede fatica.

Sono una mamma putativa (proprio come San Giuseppe: non era il papà di Gesù ma tutti lo credevano tale) di quattro bambine! Ormai la più grande ha 23 anni, ha la sua vita, la sua casa… non è più con noi da 6 anni, c’è e non c’è… ma che gioia ogni volta che il cellulare squilla e sul display compare il suo nome! Le sue parole di ieri “a me basta sapere che ci sei… che se ti chiamo tu ci sei” hanno riconfermato che dono grande mi ha fatto il Signore di “fare la mamma”.

L’altra mia bambina sembrava scomparsa… quando qualche anno fa si è presentata alla porta prima di Natale…e lì mi sono resa conto che anche se solo per un anno e mezzo è stata con noi, la strada che avevamo percorso insieme non è stata vana.

E poi le “piccole”, sono ancora con noi… ogni giorno è una nuova sfida, a differenze delle altre due ci chiamano mamma e papà fin dalla prima volta che ci hanno visto…

Non è stato facile per me (che lavoro in una scuola, che faccio la catechista, che ho sempre sognato un bambino) accettare un destino che ho reputato, in alcuni momenti, troppo crudele, però se Dio non mi ha “concesso” qualcosa è perché da me vuole altro… perché solo Lui sa quale percorso è il più giusto per me.

Qualche tempo fa ho letto un libro “Le cicogne hanno perso il mio indirizzo” è vero: forse le cicogne lo hanno smarrito ma Dio certamente lo conosce… e lo conosce talmente bene al punto di “portarmi” quattro bambine con cuore e anima!… E’ vero non ho potuto “dare il nome”, sceglierlo; il nome lo hanno scelto i loro genitori: dietro a quelle scelte c’è una storia che non è la mia storia, nessuna ha il nome di una persona a noi cara, ma del resto San Giuseppe ha potuto scegliere il nome di suo figlio… e avere San Giuseppe come modello, come precursore non è cosa da poco!!!

Meglio mamma putativa, zia per i nipotini… ma mamma di una bambina (ops di una bambola) di gomma fatta a mia immagine proprio no!

Ringrazio ancora il Signore per il dono di Loreta, Valentina, Sara e Greta che con la loro voglia di vivere, di imparare, di crescere, di conoscere hanno costellato la mia vita dando una nuova luce, un nuovo colore, un nuovo significato ad ogni cosa e per avermi resa consapevole di essere una matita nelle Sue mani… Lui è l’architetto, Lui è l’artista, è Lui che traccia ogni linea, che progetta ogni cosa… e di certo anche per me ha scelto il meglio!

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