1 Gennaio 2010- Giornata della Pace

Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodi­va tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Annuncio di pace

È da qualche decennio, precisamente dal 1967, che la Chiesa dedica il primo dell’anno alla preghie­ra per la pace nel mondo. Oggi siamo tutti invitati a riflettere sulle condizioni e sui metodi per rag­giungerla.

Molto più antica, in questo giorno, ultimo dell’ottava di Natale, è la celebrazione della solennità di Maria Madre di Dio. Per ritrovarne le origini dobbiamo risalire fino al quinto secolo, al Concilio di Efeso. Lì questa verità fu definita solennemente.


Gesù è una persona sola, non due persone distinte, completamente Dio e completamente uomo, con un’anima razionale e un corpo. La Vergine Maria si può chiamare Madre di Dio perché diede alla luce non un uomo, ma Dio come uomo.

Ciò che è antico ci serve per illuminare e apprezzare anche quello che è recente. Il saluto più comu­ne presso i popoli semitici è “shalòm”, pace. Anche ai tempi di Maria e Gesù questo uso era in vigo­re. Lo riprese poi san Francesco con la celebre frase: “il Signore ti dia pace”, o più brevemente “pace e bene”.

Negli annunci messianici Gesù viene chiamato il “Principe della pace”. Portando la pace fra Dio e l’uomo, e anche la pace degli uomini fra loro, Gesù ha portato ogni bene. Si vede chiaramente infat­ti che non ci può essere bene senza pace. Solo la pace custodisce il bene, lo incrementa e lo ispira.
A che pro darsi da fare per costruire e fabbricare se si sa in anticipo che di lì a poco verrà una guerra a distruggere quanto realizzato?

Non dobbiamo avere però una idea troppo materiale della pace, quasi che essa sia solo assenza di conflitti o peggio ancora un accomodamento che giustifica ogni opinione.

Diceva già papa Giovanni XXIII che la pace sulla terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio, ossia nel retta esercizio da parte di ciascuna persona dei suoi propri doveri come dei suoi diritti.
La giusta convivenza umana è anzitutto un fatto spirituale, una comunicazione di conoscenze nella luce del vero e un impulso e un richiamo al bene da fare. Se la disposizione permanente di ciascuno diventa quella di effondere nel prossimo il meglio di se, allora sarà nobile anche il comune godi­mento del vero, del bene e del bello in tutte le sue legittime espressioni.

Abbiamo qui un programma per il nuovo anno articolato e conveniente, ma forse l’agenda del mon­do per il 2010 è già piena di altri progetti e interessi per lasciare posto a questi.

Si ripete con la pace quello che avvenne più di duemila anni fa per Giuseppe e Maria in cerca di al­loggio. Non c’era posto per loro nell’albergo.

L’annuncio di pace ha bisogno di essere accolto nella mente e nel cuore per poter essere concreta­mente riscontrabile nelle opere. A questo punto Maria madre di Dio diventa il modello esemplare, il prototipo di coloro che acconsentono alla pace di Dio e la donano agli altri.
Maria, madre del Re della pace può essere chiamata a ragione ella stessa “Regina della pace” e come tale invocata.

Cristo è nato in un mondo senza pace, pensiamo solo alla strage dei bambini lattanti voluta da Ero­de, per portarvi la sua pace. “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” disse prima di morire, e noi lo ri­petiamo ad ogni celebrazione della Messa al momento dello scambio della pace. La preghiera conti­nua: “non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unita e pace secondo la tua volontà.”

La vera pace viene solo da Dio, Egli la dona ai suoi amici perché possano diffonderla nel mondo. E chi più di Maria ha goduto della pace di Dio, lei che potuto riprodurre nella sua casa la serenità e la gioia di cui il Figlio di Dio godeva nel cielo? Possiamo dire che a motivo Maria e Giuseppe il Figlio di Dio bambino quasi non sentì il peso di avere abbandonato la pace del Padre suo a motivo di aver ritrovato la stessa pace nel calore della santa famiglia di Nazaret.

Per questo noi oggi invochiamo Maria, perché per sua intercessione venga la pace sulla terra.
Maria nella povertà del presepe e nella semplicità di Nazaret ci insegna che per essere operatori di pace non occorre insidiare il posto ai potenti del mondo e non serve fare strepito e protestare. È ri­chiesto invece un cuore in pace, distaccato dal male, umile, confidente verso Dio e generoso verso il prossimo.

Solo agli uomini su cui Dio fa brillare il suo volto, cioè che gratifica con la sua presenza, solo a loro è concesso il dono perfetto della pace.

Questa è la pace che il mondo non può ricevere perché non la apprezza e non ne vuole sentire parla­re, ma noi abbiamo una mediatrice potente di pace presso Dio per il mondo che è Maria santissima, madre di Dio e madre anche nostra.

Cristo è il massimo dei beni che Dio poteva dare agli uomini, la pace abbiamo detto è la somma dei beni che l’umanità può desiderare. Come il primo bene, Cristo, ci è venuto attraverso Maria, così tutti gli altri beni riassunti nel vocabolo pace all’inizio di quest’anno li vogliamo chiedere a Dio per intercessione di Maria, Madre di Dio. Cosi sia.

don Daniele Muraro

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