IV Domenica TO – La divinità di Gesù è universale

Luca apre il suo racconto del ministero pubblico di Gesù registrando un rifiuto.

Intelligentemente, però, non si limita a porre subito il lettore di fronte al nodo cruciale della vita di Gesù, ma si premura di offrirgli nel contempo due indicazioni che avviano a una sua corretta inter­pretazione.

La prima: «Nessun profeta è ben accolto in patria». Il rifiuto che ora Gesù incontra a Nazareth, e che più tardi incontrerà nel suo popolo, non deve essere visto come un fatto isolato: è già accaduto prima e continuerà ad accadere dopo. Né un fatto isolato né puramente un fatto del passato, ma un fatto contemporaneo a ogni generazione. La constatazione storica che il popolo ebraico ha rifiutato il suo Messia dopo averlo a lungo atteso suscita in molti imbarazzo e scandalo. Ma non è il caso, sembra dire il Vangelo: è la sorte normale dei profeti, alla quale il Cristo stesso – il più grande di tutti i profeti – non ha voluto sottrarsi. La Croce non è da imputare alla particolare malvagità di quella generazione o di quei giudei, ma piuttosto a quella comune durezza di cuore, che si incontra dappertutto: proprio quella cecità, o indifferenza, di cui noi siamo spesso i primi rap­presentanti.

E la seconda indicazione: «Gesù, però, passando in mezzo a loro, se ne andò». Gesù non fugge, ma si allontana con sovrana libertà («passando in mezzo a loro»). È come un simbolo, quasi un anticipo della futura risurrezione. Non è l’opposizione degli uomini la carta vincente. L’opposizione degli abitanti di Nazareth non è riuscita ad arrestare la storia di Gesù, come non riusciranno – più tardi – i suoi crocifissori. I profeti uccisi sono più vivi che mai, e il Messia crocifisso è risorto.

Dopo la meraviglia iniziale («Tutti erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca»), un netto rifiuto.

Come si spiega questo brusco passaggio dall’ammirazione al rifiuto?

Per Luca la ragione è detta nelle parole dei nazaretani: «Quanto abbiamo udito che accade a Cafar­nao, fallo anche qui nella tua patria». Gesù delude il suo paese, perché ha compiuto i miracoli altro­ve. I suoi compaesani avrebbero voluto che Egli facesse i miracoli lì, nella sua patria. Ma Gesù è universale e la sua patria è il mondo. Non permette che il divino presente in lui diventi un fatto loca­le, una storia di parte, e non intende rendersi disponibile per il vantaggio di alcuni.

don Bruno Maggioni

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