SANTISSIMA TRINITA’ – Lo Spirito maestro di verità

Il brevissimo passo evangelico (Gv 16,12-15), proposto dalla liturgia nella domenica della Trinità, può essere considerato come una finestra – appena socchiusa, ma preziosissima – che ci permette di dare uno sguardo all’interno del mistero di Dio.

Nel passo evangelico, Gesù è l’unico che parla in prima persona, e parla del Padre, di se stesso e dello Spirito.«Tutto quello che il Padre possiede è mio»: affermazione ardita, che solo Gesù può dire. Affermazione ardita, e tuttavia umilissima. Se il Figlio può dire che tutto ciò che il Padre possiede è suo, è solo perché l’ha ricevuto: l’intima relazione fra il Padre e il Figlio è nell’ordine dell’amore e del dono, non della pretesa e del vanto. La centralità di Gesù – Figlio divenuto uomo – è da sottolineare, se vogliamo capire veramente qualcosa di Dio. Il Padre non è accessibile che al Figlio e nel Figlio. In Lui (concretamente nella sua persona e nella sua esistenza storica, nelle sue opere, nelle sue parole, nella sua obbedienza) Dio ci è venuto vicino, raggiungibile e conoscibile e ha mostrato tutto il suo volto di Padre.

Gesù parla anche dello Spirito, della sua figura e della sua funzione. Lo Spirito guiderà i discepoli alla comprensione di quella verità che ora non sono in grado di portare. Assisterà la comunità nel difficile compito di unire la fedeltà e la novità, la memoria al rinnovamento. Soprattutto viene affermata la sua dipendenza da Gesù. Si direbbe che lo Spirito riprenda, nel suo venire tra noi, il medesimo atteggiamento assunto dal Figlio, che non è venuto a dire parole sue, né a cercare una gloria propria, ma a raccontare ciò che ha udito dal Padre: allo stesso modo si comporta lo Spirito nei confronti di Gesù: «Mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo manifesterà». Con una precisazione: l’insegnamento dello Spirito è un «guidare verso e dentro la pienezza della verità» (tale il senso dell’espressione greca). Dunque una conoscenza interiore, progressiva, e personale.

Ma è anche detto che lo Spirito rivelerà le cose future. Non significa che lo Spirito ci rivelerà la cronaca dell’avvenire, ma che ci aiuterà a fare una lettura della storia presente alla luce della sua conclusione, cioè alla luce della storia di Gesù, che è lo svelamento del futuro. Se leggessimo la storia chiusi nel presente, dovremmo concludere che l’amore è sconfitto. Daremmo ragione al mondo e torto a Gesù. Ma se leggiamo la storia alla luce della sua conclusione – cioè alla luce del giudizio di Dio già avvenuto in Gesù – allora possiamo concludere che la carta vincente, anche se ora è smentita e crocifissa, è proprio l’amore.

È vivendo in questo modo – esattamente come è vissuto Gesù – che la comunità cristiana diventa la contropartita terrestre, visibile e leggibile, della Trinità (c. 17).

don Bruno Maggioni

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