XIII Domenica TO – Seguire Gesù senza esitazioni

Gesù intraprende la strada verso Gerusalemme (9,51) con consapevolezza, coraggio e decisione. Ma anche con fatica: «Rese di pietra il suo volto», così il testo greco. Luca ha iniziato il racconto della missione pubblica di Gesù in Galilea con l’episodio del rifiuto dei nazaretani (4,16-30), ora introduce il viaggio verso Gerusalemme ponendo ancora all’inizio un rifiuto, quello dei samaritani. Sembra che l’evangelista voglia porre tutta l’attività di Gesù sotto il segno del contrasto e del rifiuto. Gesù è rifiutato dai samaritani per un motivo politico e razziale, a lui del tutto estraneo. Gesù ha provato personalmente che cosa significhi vedersi negare l’ospitalità perché straniero, ma all’intolleranza dei samaritani Egli non risponde – come avrebbero voluto i discepoli – con un castigo, bensì con la comprensione. Da rimproverare sono piuttosto i discepoli, che ancora non hanno capito la novità del Maestro, a loro volta prigionieri di quegli stessi pregiudizi che ora tanto li offendono.

Lungo la strada un uomo chiede a Gesù di volerlo seguire. L’uomo è già consapevole che la sequela comporti una vita itinerante: «Dovunque andrai». Ma c’è qualcosa in più che deve sapere: non semplicemente la povertà gli è richiesta, né semplicemente la fatica di una vita pellegrinante, ma l’insicurezza e la precarietà. Un secondo breve dialogo è fra Gesù e un uomo che egli stesso invita alla sequela. Di fronte alla richiesta di Gesù («seguimi») quest’uomo chiede una dilazione. La risposta di Gesù è drastica: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti». L’annuncio del Regno viene prima di tutto, senza eccezioni: viene anche prima della legge. Con questo Gesù non intende qui abolire un dettato della legge, né correggerla. Afferma però che è giunto qualcosa che la supera. È venuto il Regno di Dio, il cui primato non ammette dilazioni. Certamente si tratta di un linguaggio paradossale. Non è questione di seppellire o no i propri cari. È questione di accorgersi che è arrivata una novità che tutto fa impallidire.

Un altro sconosciuto è disposto a seguire Gesù ma chiede il tempo di salutare quelli di casa. Il verbo greco significa salutare e lasciare. Gesù risponde con una specie di proverbio: «Chi ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, non è adatto per il regno di Dio». Se il contadino vuole arare ha diritto, non può però permettersi di guardare indietro. In altre parole, la sequela non sopporta rinvii, né distrazioni, né nostalgie, né uscite di sicurezza

don Bruno Maggioni

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