XIV Domenica TO – L’urgenza di portare la Parola al mondo

Dopo il racconto dell’invio in missione dei dodici apostoli, Luca riporta anche l’invio in missione dei settantadue discepoli (10,1-12). La sua intenzione, probabilmente, è di dirci che la missione non è affidata unicamente allo stretto gruppo degli apostoli, ma rientra nella vocazione cristiana semplicemente.

L’evangelista precisa che «li mandò a due a due innanzi a sé, in ogni città, dove Egli stava per recarsi» (v. 1). La missione suppone un invio, e di questo il missionario deve essere fortemente consapevole. Ha ricevuto un incarico e lo deve portare a compimento con fedeltà, nei termini stabiliti. Non deve presentare se stesso, né le proprie idee, ma il Vangelo di Gesù. Nel concetto di inviare c’è anche l’idea del viaggio e della partenza: andate (v. 3). Non sono i popoli che devono incamminarsi verso i discepoli, ma i discepoli che devono correre verso i popoli. Il cristiano non deve accontentarsi di parlare del Vangelo soltanto se cercato e interrogato: deve prendere l’iniziativa e parlarne per primo. Si preoccupa di suscitare il problema, non si accontenta di dare la risposta.

E poi il missionario deve avere delle consapevolezze precise. La prima è quella dell’urgenza e della vastità del compito: «La messe è molta ma gli operai sono pochi». Da qui la necessità della preghiera. L’urgenza e la vastità del compito sono sottolineate anche da un altro avvertimento: «Per via non salutate nessuno». Non c’è tempo per conversazioni lunghe e inutili. Il discepolo non ha tempo da perdere. Un secondo atteggiamento: «Non portate né borsa né bisaccia né sandali». Il discepolo è invitato a non lasciarsi appesantire dai troppi bagagli e da troppe esigenze. Un discepolo appesantito da troppi bagagli diventa sedentario, conservatore, abilissimo nel trovare mille ragioni di comodo per ritenere irrinunciabile la casa nella quale si è accomodato. La povertà è anche un segno di credibilità: mostra che il missionario confida in Dio e non in se stesso. Mostra che la sua missione è del tutto gratuita.

Un terzo atteggiamento è la consapevolezza di una situazione di una situazione di sproporzione: «Vi mando come pecore in mezzo ai lupi». Lo scontro con il mondo non è ad armi pari. Il discepolo deve avere fede nella Parola che annuncia, anche se questa sembra inadeguata al compito. E deve sottrarsi alla tentazione di servirsi della potenza mondana per rendere più efficace la Parola che annuncia. Andare alla ricerca di mezzi appartenenti alla logica del mondo tradisce una profonda mancanza di fede. È proprio questa mancanza di fede che impedisce, troppe volte, alla Parola di manifestare la forza che essa nasconde.

don Bruno Maggioni

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