XIX Domenica TO – Piccolo gregge della speranza

Il soggetto a cui il passo evangelico di oggi è rivolto è il «piccolo gregge»: un gregge amato da Dio, scelto e destinato al Regno, ma piccolo. Questa piccolezza può far nascere il dubbio e lo scoraggiamento nel cuore di molti. Ma è uno scoraggiamento da fugare: la storia di salvezza è regolata dalla legge del «resto d’Israele», cioè del piccolo gruppo di autentici credenti nel quale il Regno si attua a beneficio di tutti.

Il piccolo gregge è invitato a non temere. «Non temete»: vigilanza sì, prontezza e impegno, ma tutto in un cli­ma di grande fiducia. Il Regno è donato (al Padre è «piaciuto dare a noi il Regno»), poggia sul suo amore e non sulle nostre prestazioni: dunque nessuna ansia.

Il piccolo gregge è anche invitato a distribuire i propri beni: «vendete ciò che avete e datelo in elemosina». È questa la ricchezza che non viene meno, a differenza di quel possedere sempre di più di cui ha parlato la pa­rabola del ricco stolto. È in questa direzione che bisogna orientare il proprio cuore: «Dove è il vostro tesoro ivi è pure il vostro cuore».

Il racconto evangelico prosegue poi con un linguaggio immaginoso (vv. 35-40) il cui significato è però limpi­do. «Siate pronti, con i fianchi cinti e le lucerne accese». L’immagine delle lucerne fa venire in mente la para­bola delle vergini sagge e stolte. La cintura ai fianchi ricorda l’uso dei lavoratori che sollevavano e rotolavano ai fianchi le vesti per non essere impediti nel lavoro, oppure il gesto dei viandanti che sollevavano le vesti per camminare spediti. Si raccomanda, dunque, quell’atteggiamento peregrinante e vigile che impedisce di evita­re di essere dei sedentari. Le troppe cose possono ingombrare lo spirito e renderci sedentari, a scapito della speranza (che non è solo l’attesa dell’al di là, ma anche la capacità di trasformare le cose quaggiù).

Dopo la breve parabola del padrone che ritorna dalle nozze e del Signore che viene all’improvviso come un ladro, una terza parabola: l’amministratore fedele (vv. 41-48). Così il tema della vigilanza viene arricchito da un nuovo atteggiamento: la fedeltà nell’amministrazione dei beni del padrone, il senso di responsabilità. Quali sono i beni del padrone da amministrare fedelmente e con responsabilità? Il testo non lo dice espres­samente, ma possiamo pensare all’uso di tutto quei beni (ricchezze, rapporti, tutto) che Dio ci ha posto fra le mani e che devono essere amministrati ma non tenuti esclusivamente per sé. La fedeltà e il senso di respon­sabilità sono richiesti in proporzione della conoscenza che ciascuno ha del padrone: più grande è la cono­scenza, più grande è la responsabilità. È quanto dire che fedeltà e responsabilità sono soprattutto richieste ai credenti, alla Chiesa.

don Bruno Maggioni

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...