XXIV Domenica TO – La gioia del Padre nel perdonare

Dalle tre parabole di Luca 15 proposte dalla liturgia di questa domenica, scegliamo la prima. La novità delle parabole di Gesù è quella di vedere sempre, o quasi sempre, le cose dal punto di vista di Dio, non semplice­mente dal punto di vista dell’uomo. Persino di fronte al peccatore Gesù nelle sue parabole non descrive anzi­tutto il peccato (dove non c’è alcuna bellezza), ma l’amore di Dio che cerca il peccatore per perdonarlo. Qui c’è grande bellezza.

Nella parabola della pecora perduta e ritrovata si annota che il pastore non interrompe la sua ricerca finché non la trova: dunque una ricerca ostinata, perseverante, per nessun motivo disposto ad abbandonare la pe­cora al suo destino. E poi si annota che il pastore non lascia il gregge nell’ovile, al sicuro, come sarebbe ra­gionevole aspettarsi, ma nel «deserto»: l’ansia per la pecora perduta lo porta quasi a trascurare il resto del gregge, come se la pecora smarrita gli importasse più di tutte le altre. Certo questo particolare costituisce un’inverosimiglianza sul piano degli usi, ma è suggestiva e profonda sul piano dei significati. Così la parabo­la riesce ad innalzarsi e a parlare di Dio. E riesce a insinuarci che Dio non è semplicemente un pastore ma un Padre. Anche se ha molti figli, un padre si preoccupa per ciascuno come se fosse l’unico, si trattasse pure del figlio cattivo.

Così è l’amore vero, quello di Dio come quello degli uomini. Dire – come fa la parabola – che l’ansiosa ricer­ca del pastore è stata provocata dalla perdita di una sola pecora (a fronte di altre novantanove), e che la conversione di un solo peccatore ha fatto gioire Dio (a fronte di novantanove giusti), può sembrare un’e­spressione retorica, un semplice paradosso: è, invece, una profonda verità di grande bellezza. Nella logica dell’amore diventa un tratto realissimo e necessario. Se avessimo letto, supponiamo, che un pastore perso il suo gregge subito ritornò sui suoi passi per cercarlo, avremmo detto ancora che Dio è come un pastore che cerca il suo popolo, ma non sarebbe stata posta in risalto la singolarità di ogni uomo, la preziosità che anche una sola persona, qualsiasi persona, riveste agli occhi di Dio.

Mi permetto due altre brevissime annotazioni. La prima è che la parabola parla anche di conversione: «Così, vi dico, c’è gioia davanti agli occhi di Dio per un solo peccatore che si converte» (15,10). Si parla di conver­sione del peccatore, ma non si dice assolutamente nulla di ciò che il peccatore debba fare per convertirsi. Si parla soltanto di ciò che Dio fa per ritrovarlo. Non è straordinario?

E una seconda annotazione: la gioia per un solo peccatore ritrovato, paradossale finché si vuole, non è altro – se la guardi a partire da Dio – che l’ovvietà di un Padre che fa festa per un figlio ritrovato.

Don Bruno Maggioni

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