XXXI Domenica TO – L’incontro con Dio è un dono

Luca descrive il personaggio Zaccheo con cura: è l’esattore capo della dogana di Gerico, zona di confine della provincia romana. Ha al suo servizio dei dipendenti ed è molto ricco. Gli esattori vengono considerati alla stregua dei pubblici peccatori e i giudei osservanti li evitavano ritenendoli impuri. Zaccheo è un «caso difficile» anche per il vangelo perché è molto ricco. Nell’episodio precedente del giovane ricco Gesù ha detto: «E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli» (Lc 18,25). Tuttavia c’è una differenza tra Zaccheo e il giovane ricco.

Zaccheo viene considerato da tutti come un peccatore, ed egli stesso è pronto ad ammetterlo. Non può affermare, come invece il giovane ricco: «Tutte queste cose le ho osservate fin da ragazzo» (18,21). Zaccheo è consapevole di essere peccatore e sa di aver bisogno del perdono. Piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero per vedere Gesù. Gesù lo scorge e gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».Si noti la delicatezza del­le parole di Gesù: non dice «scendi subito perché voglio convertirti», bensì: voglio essere tuo ospite. Gesù sembra farsi bisognoso per avere, poi, la possibilità di perdonare. L’iniziativa è di Gesù ed è gratuita, tuttavia si inserisce in una disponibilità dell’uomo. L’incontro con Dio è sempre al tempo stesso un dono e compimen­to di una ricerca, esaudimento di un desiderio. Zaccheo desidera vedere Gesù e poi, interpellato, è pronto ad accoglierlo («in fretta scese e lo accolse in piena gioia»).

L’incontro con Gesù cambia la vita di Zaccheo. Gesù veramente non dice nulla a Zaccheo ma questi comprende: «Ecco, Signore, do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Il pubblicano Zaccheo diventa così la figura del discepolo cristiano che non lascia tutto, come invece altri chiamati, ma rimane nella propria casa, conti­nuando il proprio lavoro, testimone però di un nuovo modo di vivere: non più il guadagno al di sopra di tutto, ma la giustizia («restituisco quattro volte tanto») e la condivisione con i bisognosi («dò la metà dei miei beni ai poveri»). C’è il discepolo che lascia tutto per farsi annunciatore itinerante del Regno, e c’è il discepolo che vive la medesima radicalità restando nel mondo a cui appartiene.

Don Bruno Maggioni

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