XXXII Domenica TO – Dio non è dei morti, ma dei viventi

I sadducei, con un esempio concreto, cercano di mettere in imbarazzo Gesù chiedendogli di dire la sua su un tema, quello della risurrezione, oggetto di contesa tra farisei e sadducei. Questi ultimi sono convinti che la risurrezione è estranea alla Scrittura ed è niente di più che una superstizione popolare. Gesù come sempre, dice la sua e anche questa volta non si allinea né al pensiero di uno né al pensiero dell’altro. La sua opinione Gesù la trae dalla Scrittura, Sua maestra, dandone un’interpretazione originale, da vero Rabbi.

La risurrezione non è una favola per bambini, un modo per consolare chi, di fronte alla morte, prova paura e angoscia. La risurrezione per Gesù è la fedeltà del Dio vivente all’uomo. Dio non ha creato l’uomo per poi lasciarlo in potere della morte, Lui è il Dio dei viventi, non un Dio dei morti. Gesù espone con molta chiarezza il suo pensiero e, consapevole dell’amore del Padre per tutti, non ha dubbi: l’Amore non consente che la morte abbia l’ultima parola sulla vita.

 

Ma Gesù ha qualcosa da dire anche ai farisei che concepivano la risurrezione in termini materiali, offrendo così il fianco a tutti quelli che in alcuni casi concreti, come quello tirato fuori dai sadducei, non sapevano darsi una spiegazione. Gesù afferma che la vita dei morti si presenta diversa dalla realtà che vediamo e tocchiamo. Ma quando Luca scriveva il suo Vangelo egli certamente pensava anche al mondo greco, che rifiutava l’idea di una risurrezione del corpo. Nel pensiero greco, infatti, l’uomo ha un’anima che vive nella prigione del corpo, ma la morte finalmente interviene per permettere allo spirito di liberarsi dal corpo. Luca approfitta del nostro episodio per togliere ogni equivoco: spiega che la risurrezione non significa in alcun modo un prolungamento dell’esistenza presente. La risurrezione non è la rianimazione di un cadavere.

È un salto qualitativo. Si tratta di un’esistenza nuova, di un altro mondo. Luca parla dell’immortalità dell’amore, un’immortalità che fa riferimento alla qualità dell’esistere, piuttosto che alla sua durata. Di questa immortalità ciascuno di noi può farne esperienza, almeno in parte, già in questo mondo anche se non ancora in pienezza. Non è forse vero che chi vive nell’Amore sperimenta già la bellezza e la libertà di “perdere” la vita per amore e di ritrovarla più piena dopo averla persa? Non c’è bisogno di aspettare la morte per provare che le parole di Gesù hanno un suo fondamento. Se oggi, nel qui ed ora della nostra vita, incontreremo l’Amore di Dio siamo già risorti ad una nuova vita.

Grazie Gesù, per il tuo coraggio e per la tua chiarezza. Buona domenica e buona settimana!

don Luca Orlando Russo

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