XXXIII Domenica TO – L’attesa, tempo della perseveranza

Leggendo questo brano del Vangelo di Luca (21,5-19) è facile pensare esclusivamente, o quasi, agli avvenimento della fine del mondo che chiuderanno la storia umana: la fine del mondo, la vittoria del Signore, il giudizio ultimo. E invece non si tratta soltanto di questo. Anzi, la prospettiva di questo discorso di Gesù è in un certo senso capovolto: a partire dalla certezza del suo ritorno glorioso e del giudizio finale, Gesù concentra l’attenzione dei discepoli sul presente nel quale vivono. Sugli avvenimenti finali ai quali pure si allude, c’è poco da dire.

Molto invece c’è da dire sugli avvenimenti che accadono prima, avvenimenti di sempre, già accaduti, che continuano ad accadere e che accadranno ancora: come affrontarli? È questo è il punto di vista centrale del nostro discorso. Si tratta di notizie e di avvertimenti. Le notizie: i falsi profeti pretenderanno parlare in nome del Signore e assicurare che la fine è vicina; ci saranno guerre e rivoluzioni; popolo contro popolo e regno contro regno; terremoti e carestie; ci saranno persecuzioni.

Dunque tre tipi di avvenimenti: eresie, persecuzioni (quest’ultima è la situazione sulla quale si insiste maggiormente), che certo non esauriscono il panorama della storia e delle sue contraddizioni, ma che Gesù considera come situazioni tipiche ricorrenti, situazioni che il discepolo deve essere pronto ad affrontare. Ed ecco in proposito gli avvertimenti: non lasciatevi ingannare, non seguiteli, non vi terrorizzate, mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa. Tutto qui. Ma non è poco. Questi avvertimenti invitano il vero discepolo a rimanere ancorato alla parole del suo Maestro. Le novità non lo attirano, né cede alle previsioni di chi pretende conoscere il futuro.

Per orientarsi al vero discepolo bastano le parole di Gesù. In quanto alle guerre e alle paure che spesso angosciano gli uomini, il vero discepolo non fa illusioni e non cade in facili ottimismi, tuttavia è fondamentalmente sereno e fiducioso. In quanto alle persecuzioni non si preoccupa della propria difesa, perché sa che a difenderlo sarà lo Spirito di Dio. E così trasforma la persecuzione in una occasione di testimonianza, in un luogo cioè dove può manifestarsi la forza di Gesù. La persecuzione, le divisioni, l’odio del mondo non sono i segnali di una immediata fine del mondo (21,9), bensì occasioni di testimonianza e di perseveranza (21,13.19). Si attende il Signore perseverando e testimoniando, non fantasticando sulla vicinanza della fine del mondo.

don Bruno Maggioni

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