1 Gennaio 2011_La madre di Dio

I pastori andarono senza indugio, e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino. La festa odierna ci invita a fare altrettanto. Ci troviamo così di fronte alla S. Famiglia, che abbiamo contemplato nella festa passata, e più in particolare a Maria e al suo bambino. Oggi li contempliamo, come in una delle infinite raffigurazioni di cui in ogni tempo il popolo cristiano si è circondato non solo nelle chiese, ma nelle case, nelle strade, nei campi.

In effetti la maternità divina, il fatto di essere “madre di Dio”, è punto chiave del mistero della Vergine, ovvero l’elemento dal quale tutti gli altri dipendono. Ogni altra cosa che si possa dire di Maria, dipende in ultima analisi dal fatto che ella è madre del Signore.

Questo discorso suona male alle orecchie moderne, in quanto sembra far coincidere l’esistenza di Maria con la sua maternità, rendendola esclusivamente funzionale a essa; supporto a una immagine di donna considerata solo in riferimento all’uomo, semplicemente come sposa e madre.

Questo sospetto sarebbe fondato se la maternità di cui stiamo parlando fosse ordinaria. In quel caso infatti la maternità non esaurisce la persona, non deve e non può esaurirla, perché il generato è puramente e semplicemente un uomo, qualcuno al quale la madre è certo legata in modo speciale, ma pur sempre uno che sta sul suo stesso piano, uomo appunto; e nessun rapporto interumano, né sponsale, né amicale, né genitoriale, può esaurire il senso di una vita. Questo fu uno degli scandali che il cristianesimo primitivo portò nel mondo pagano: che delle donne disobbedissero a mariti e padri per obbedire solo a Dio, procurandosi così il martirio, ma anche affermando con chiarezza il proprio essere altro oltre che spose e figlie.

Lo sappiamo: Maria genera il Figlio di Dio. La sua maternità tocca Dio stesso. Per questo essa può – anzi deve – costituire il centro della sua esistenza: perché questo, che Dio sia il tutto, è – deve essere – il centro di ogni esistenza umana. Quando la modernità si scandalizza di fronte a questo, rivendica in fondo un’esistenza autocentrata, dove niente e nessuno ha il diritto di scalzare il singolo dal posto centrale nel proprio piccolo mondo.

Gesù al centro dell’esistenza di Maria non produce affatto un restringimento, una mortificazione della persona. Al contrario dilata, esalta la vita personale. Non per caso la Vergine ha assunto un ruolo fondamentale nella storia della salvezza e nella vita del popolo cristiano, accompagnandolo lungo tutto il suo cammino nella storia e sino alla fine dei tempi: perché ella è madre del Signore, totalmente rivolta a lui e centrata su di lui, quanto nessun altro potrebbe. In lei le dinamiche naturali della maternità umana vengono assunte e trasfigurate in un rapporto che è col divino. Esso viene a porre in lei radici profonde, quali nessun’altra creatura umana potrebbe in sé custodire: “il Signore ha posto in te le sorgenti della vita” (Natività della B. V. Maria, salmo responsoriale).

Questa però è la strada per tutti: portare al centro della propria persona il Cristo. Nella misura in cui questo accade siamo liberati dall’essere centrati sull’io e pertanto – altra faccia della medaglia – dipendenti dagli idoli del mondo. Nella stessa misura il cuore, il centro personale, diviene fonte zampillante di acqua viva, secondo la bella espressione di Gv 7,38.

In questo cammino ci accompagna e ci sostiene attenta e premurosa la Madre di Dio, finché in ogni uomo di buona volontà il suo Figlio non sia perfettamente formato.

don Marco Pratesi

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