II Domenica di Quaresima_La via del discepolo: croce e gloria

magyar: http://www.youtube.com/watch?v=GFH1aCbITGE

Gesù si trasfigura: le vesti candide e il volto splendente ci pongono in direzione del Figlio dell’uomo di Daniele, glorioso e vincitore, e ci rivelano che Gesù, incamminato verso la Croce, è in realtà il Signore, è il Risorto. La via che Gesù sta percorrendo nasconde un significato pasquale. Ma si tratta di un anticipo fugace e provvisorio: la strada da percorrere è ancora quella della Croce. E difatti i tre discepoli prediletti, chiamati a vedere in anticipo la gloria di Gesù, sono i medesimi che nel Getsemani, saranno chiamati a vedere la sua debolezza.

La trasfigurazione non è soltanto la rivelazione dell’identità profonda di Gesù e del suo cammino. È nel contempo una rivelazione dell’identità del discepolo. La via del discepolo è ugualmente incamminata verso la croce e la risurrezione. Nel cammino della fede non mancano momenti chiari, gioiosi, all’interno della fatica dell’esistenza cristiana. Occorre saperli scorgere e saperli leggere. Il loro carattere è però fugace e provvisorio, e il discepolo deve imparare ad accontentarsi. Non sono il definitivo, la meta, ma soltanto un anticipo profetico di essa.

Mosè ed Elia sono personaggi particolarmente qualificati a discorrere con Gesù nel suo cammino. Mosè guidò il popolo di Dio nel passaggio dall’Egitto alla terra promessa. Chiamato da Dio a guidare la marcia di Israele verso la libertà, provò ripetutamente l’amarezza della contestazione e dell’abbandono; e morì alle soglie della terra promessa, senza la soddisfazione di entrarvi. Ma Mosè non venne mai meno nella sua fede. Elia – profeta fra i più tenaci, insofferente a ogni forma di idolatria e della corruzione del governo – conobbe la via della fuga, del deserto e della solitudine, ma anche la gioia della presenza del Signore e il conforto della sua parola.
Gesù è incamminato verso la Croce, ma è il profeta definitivo, l’ultima parola di Dio: «ascoltatelo». L’atteggiamento fondamentale del suo discepolo è l’ascolto.

«Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo»: il discepolo non vede più la gloria del Signore Gesù, gli resta però il Gesù terreno e gli resta la parola della voce che gli spiega chi Egli è. Non si tratta di una parola che trasmette nozioni qualsiasi. Racconta chi è Dio, chi siamo noi, e qual è il senso della storia nella quale viviamo. Dunque una parola che indica ciò che dobbiamo fare e come dobbiamo interpretare le cose che accadono. Non resta che ascoltarla con cuore attento, obbedienza e conversione. Questa è la fede. E questa è l’unica via che conduce alla Pasqua.

don Bruno Maggioni

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