III Domenica Quaresima_Quando Dio spiazza le nostre attese

magyar: http://www.youtube.com/watch?v=IGMB2eC4-xE

Il cammino che la donna di Samaria percorre non è senza resistenze. L’evangelista Giovanni sa molto bene che la ricerca di Dio da parte dell’uomo corre sempre il pericolo di rinchiudersi in se stessa, è sempre minacciata, e di queste resistenze mette lucidamente a nudo le radici. L’evan­gelista sfrutta molto – qui e altrove – il motivo dell’incomprensione. Vuole evidenziare che l’uomo, abbandonato a se stesso, non è capace di capire la parola di Dio, né di raggiungerla, né di interp­retare correttamente le proprie attese. La donna intuisce qualcosa del dono di cui Cristo parla (l’acqua), ma lo interpreta sul metro delle proprie preoccupazioni: «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (4,15).

La tentazione di chi cerca Dio è sempre di rinchiudere il dono di Dio dentro la propria attesa. Ma Dio non si lascia rinchiudere nelle attese dell’uomo: le dilata. La donna cerca di situare Gesù nelle categorie religiose tradizionali, ma Gesù non esita a mostrare la loro inadeguatezza. Per due volte – a proposito del dono dell’acqua e del luogo del culto – la donna evoca la grandezza dei patriarchi (4,12.20), evoca il passato: la sua ricerca è chiusa nel passato. Gesù la costringe a guardare al fu­turo e a prendere coscienza che nel mondo è arrivata la novità e che questa rinnova il problema dalle fondamenta.

Infine, con la sua ultima affermazione (4,25) la donna mostra di restare ancora in attesa di un futu­ro, chiusa dentro l’attesa messianica tradizionale: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): qu­ando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Gesù attira l’attenzione su di sé, sul presente: «Sono io, che ti parlo» (4,26). La donna deve accorgersi – e solo così la sua ricerca giunge al termine – che il futuro da lei sperato ha già avuto inizio.

Ci restano ancora due piccole annotazioni. La prima è che la donna, giunta al punto in cui Gesù in­tendeva condurla, lascia le sue precedenti preoccupazioni e corre in città (4,28). Il suo incontro con Cristo si fa corale e missionario. La seconda è che i samaritani giungono alla fede stimolati dalla testimonianza della donna, ma poi abbandonano questa testimonianza per far posto all’esperienza personale: «Dicevano alla donna: non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (4,43). Questo cammino/ricerca della donna di Samaria è, ovviamente, un’immagine del cammino di ogni uomo verso Dio.

Don Bruno Maggioni

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