Domenica VI di Pasqua_Lo Spirito, ponte fra Gesù e il tempo della Chiesa

Il passo del vangelo di Giovanni (14,23-29) svolge due temi: l’amore per Gesù e il dono dello Spirito. Subito viene presentato l’indissolubile legame fra l’amore a Gesù e l’osser­vanza dei comandamenti. La prova che si ama veramente il Signore è l’obbedienza. Il ver­bo amare dice anche desiderio, affetto, amicizia, appartenenza: ma qui si sottolinea che non si può parlare di vero amore se manca l’osservanza dei comandamenti. «Se uno mi ama osserverà la mia parola» (v. 23). C’è poi un’altra nota dell’amore. Esso è il luogo del­l’incontro con l’amore del Padre, anzi il luogo in cui il Padre e Gesù pongono la loro dimo­ra: «Il Padre mio lo amerà e verremo da Lui e faremo dimora presso di Lui» (v. 25).

La domanda di Giuda (v. 22) manifesta un fraintendimento. Giuda ha l’impressione che l’e­sclusione del mondo dalla manifestazione di Gesù sia qualcosa di arbitrario, o forse di de­ludente: la tradizione non parlava di una manifestazione pubblica, con potenza e gloria? Invece la manifestazione di Gesù avviene nell’amore. È perciò la disponibilità all’amore che diventa la ragione della differenza tra i discepoli e il mondo. Senza l’amore l’uomo resta carnale, incapace di autentica esperienza di Dio (v. 24).

Il secondo tema afferma che un primo compito dello Spirito Consolatore è l’insegnamento: «Vi insegnerà ogni cosa». È un’affermazione da precisare. Lo Spirito è mandato dal Padre nel nome di Gesù e ricorda quanto Gesù ha già detto. L’insegnamento dello Spirito è an­cora l’insegnamento di Gesù. Nessuna concorrenza. Compito dello Spirito è insegnare e ricordare. Si tratta sempre dell’insegnamento di Gesù, ma colto e compreso nella sua pie­nezza: «Vi insegnerà ogni cosa». Non si tratta di aggiungere qualcosa all’insegnamento di Gesù, quasi fosse incompleto. «Ogni cosa» significa la pienezza, la sua radice, la sua ra­gione profonda. E anche la memoria, dono dello Spirito, non è ricordo ripetitivo, ma ricordo che attualizza.

Lo Spirito è il protagonista che mantiene aperta la storia di Gesù rendendola perennemen­te attuale e salvifica. Senza lo Spirito la storia di Gesù – compresa la sua risurrezione – sarebbe rimasta una storia chiusa nel passato, non un evento perennemente contempora­neo. Lo Spirito è la continuità tra il tempo di Gesù e il tempo della Chiesa.

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