Il Credo .4

In attesa del prossimo appuntamento con la catechesi per adulti , fissato per il 26 di Maggio, eccovi il riassunto dell’ultimo incontro.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.

La parte del credo che inizia con “Per noi e per la nostra salvezza…” é parte piú profonda infatti la liturgia prevede che ci si inchini.

Disegno di Dio per l’uomo: creato per pura bontá, per farci gustare il suo amore.

Il Figlio é stato mandato per redimere e salvare l’uomo caduto nel peccato. Infatti Gesú significa Dio che salva.

Sono 7 i miracoli nel Vangelo di Giovanni:

1 Acqua trasformata in vino alle nozze di Cana.

Matrimonio forma una famiglia, quindi una piccola Chiesa. Vino é segno di festa. Quindi Gesú porta vita e festa in famiglia / nella Chiesa.

2 Guarigione del figlio malato del funzionario del re.

Fede é il centro, “credette lui e tutta al sua famiglia”. La fede é “contagiosa” e non é solo esperienza individuale ma va condivisa.

3 Guarigione di un paralitico.

Gesú rialza l’uomo e lo fa camminare.

4 Moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Gesú é sostegno per la vita.

5 Guarigione del cieco.

Lo fa creando del fango quindi con un gesto concreto che “porta” l’azione dello Spirito. Di fatto pone le basi per i sacramenti.

6 Resurrezione di Lazzaro

come simbolo di salvezza dalla morte.

7 Resurrezione di Gesú stesso

come segno della salvezza e redenzione dal peccato.

In tutti Gesú salva l’uomo.

La morte per Gesú non é un inevitabile accadimento e non lo accetta passivamente. É la fede che gli permette di abbracciare questo sacrificio.

Nel credo viene nominata anche Maria.

Senza di lei non ci sarebbe stata l’incarnazione. Grazie a lei Dio é l’Emmanuele, il Dio con noi.

Maria é consolazione, é l’abbraccio materno, é premurosa, dolce.

In Maria si trovano forti i legami con la Trinitá: é figlia del Padre, é madre di Gesú e sposa dello Spirito.

La maternitá di Maria é associata alla verginitá: cosa impossibile per l’uomo ma non per Dio. Nelle icone é rappresentata con tre stelle (una in fronte e una su ciascuna spalla) a simboleggiare proprio la verginitá prima, durante e dopo il concepimento.

L’aver avuto una madre sottolinea che Gesú ha vissuto in una famiglia vera. E la genealogia riportata all’inizio del vangelo di Matteo invece simboleggia l’entrata di Gesú nella storia.

Gesú é stato uomo completo perché ha provato tutti i sentimenti umani. Gesú é stato uomo equilibrato nel senso che ha fatto sintesi dei contrari: leader che serve, intransigente moralemente ma che non condanna gli altri, contemplativo ma attivo, innamorato della vita ma che sceglie la morte.

E infine l’allegato che abbiamo ricevuto

L’HO FATTO PER TE…

 

«Vuoi sapere la causa per la quale Dio nacque tra gli uomini?…La nostra natura aveva bisogno di un medico, perché era caduta in una malattia. L’uomo caduto aveva bisogno di uno che lo rialzasse. Colui che aveva perduto la vita, aveva bisogno di colui che la dà. Colui che s’era distaccato dalla partecipazione del bene aveva bisogno di chi ve lo riconducesse. Colui che era chiuso nelle tenebre aveva bisogno di riavere la luce. Aveva bisogno di un redentore il prigioniero, di un aiuto l’incatenato, d’un liberatore lo schiavo oppresso sotto il giogo. Ti sembra che siano cose piccole queste e che non meritassero d’attirare lo sguardo di Dio e d’indurlo a discendere per visitare la natura umana, quando l’umanità giaceva in uno stato infelice e miserabile

(S. Gregorio di Nissa, Oratio Catechetica Magna II, 15)Per noi uomini e per la nostra salvezza.

Iniziamo con una domanda più che legittima, relativa il “perché” Dio si è fatto uomo. Qual è il fine, lo scopo di questo abbassamento di Dio?

Il Catechismo riporta la risposta a questa domanda, nel bellissimo frammento dell’opera di S. Gregorio di Nissa che, tra l’altro, era uno dei protagonisti del Concilio di Costantinopoli, in cui venne ribadita l’incarnazione del Verbo vero Dio e vero uomo.

Il Credo, nella formula niceno-costantinopolitana, riporta una’affermazione che, seppur sintetica esprime tutta una teologia; “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal Cielo..”

Per noi uomini.

La prima parte di questo enunciato afferma che la Parola si è fatta carne per noi; Nel primo capitolo del vangelo di s. Giovanni il Verbo eterno del Padre pone la sua tenda in mezzo alle nostre, in mezzo all’accampamento dell’umanità. Tuttavia l’incarnazione di Dio ha un significato che trascende il tempo, il “qui ed ora”, e attraversa la storia di ogni uomo: Dio si è fatto uomo in Gesù per me, per te, per ogni uomo di ogni tempo.

Noi uomini del XXI secolo potremmo guardare all’inizio della nostra era con un po’ di invidia per coloro che poterono vederlo e udirlo mentre abitava la loro terra, camminava sulle loro strade.. ma non scordiamoci che anche oggi egli è presente come allora! Sì perché Gesù rimane con noi sempre.. la sua non è un’apparizione fugace nella storia; non si tratta di una visita che, una volta fatta, ci sottrae la sua presenza; si tratta di un “rimanere”! quanto è bella la chiave di lettura che l’evangelista Luca ci offre nell’episodio dei due di Emmaus! Arrivati a destinazione vedono il loro “compagno di viaggio” come se dovesse andare oltre, e allora lo invitano a fermarsi.. è qui che l’evangelista annota quelle parole che sono di una bellezza unica: “Egli entrò per rimanere con loro” (Lc 24,29 ).

Siamo invitati a riascoltare e ripetere queste parole nel proprio cuore pensando a Gesù che entra nella storia per rimanere con noi; ancor di più è entrato nella mia vita per “rimanere” con me. E la sua compagnia non dipende dalla mia bravura o dai meriti di ognuno.. è un dono della sua grazia! Se Gesù avesse dovuto incarnarsi per i meriti dell’umanità.. chissà!

La “bella notizia”, lo “scoop” sensazionale è che Dio ha voluto venire ad abitare per sempre la storia degli uomini, la mia storia, la tua storia!

Anzi, più la storia e le vicende dell’uomo sono “malate” , più sono oggetto della misericordia; più sono toccate dalla miseria e dal peccato, più Dio si fa prossimo, come “buon samaritano”, per curare le nostre ferite.

La parabola del “Buon samaritano” descrive prima di tutto l’atteggiamento, il modo di fare di Dio nei confronti dell’umanità derelitta. Quanto sono belle e quanto vere le parole di Gesù: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2,17).

Per la nostra salvezza

La seconda parte dell’enunciato è unita alla prima per mezzo di una congiunzione: “et”. Ciò significa che il motivo dell’incarnazione sta sia nel voler rimanere con noi “E” anche per donarci la salvezza.

Abbiamo detto poco fa che Gesù è venuto a cercare i peccatori, in quanto malati bisognosi di essere sanati. La sua storia terrena è una continua epifania dell’amore di Dio che si prende cura dell’umanità piagata nell’anima a causa del peccato.

Il mistero della salvezza però non consiste solo nella guarigione delle ferite prodotte nell’uomo dal peccato, ma anche dalla vittoria su Colui che del peccato è il signore: satana.

Il mistero della salvezza è un’avventura epica, degna di essere raccontata, cantata, trasmessa di generazione in generazione: narra lo scontro immane tra la luce e le tenebre, tra il Male e il Bene, tra l’uomo-Dio Cristo Gesù e Satana signore della morte. Quando la croce sembrava aver vinto persino su Dio, ecco che si innalza dal sepolcro il Vincitore, Gesù il “Signore” anzi: l’unico Signore. La morte è vinta, l’uomo non è più suo schiavo ma finalmente libero! Questo è il Vangelo, questa è cioè, la bella-notizia!

L’incarnazione del Verbo determina una svolta, un passo in più. Non si tratta solo di sperimentare la conoscenza della salvezza con la remissione dal peccato, ma sperimentare la salvezza con il dono di Gesù; è lui che “toglie il peccato” ma al medesimo tempo dona se stesso come medicina, come salvezza. L’uomo giace sotto il potere della Morte ma Cristo l’ha vinta! E ci ha donato la sua vita.

È l’esperienza della liberazione e della vita nuova; della guarigione non solo dall’effetto ma soprattutto dalla causa.

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