SPRIZ catechesi / 1 2015

L’eucarestia, la messa. Il fulcro della settimana per il cristiano. La celebrazione eucaristica inizia con il segno di croce e il saluto del presbitero.

Segno.

– L’inizio dice qualcosa di importante. Un segno che dice chi siamo per cui dice qualcosa di Dio e qualcosa di noi. A queste parole i fedeli rispondono amen.

 

– Il segno della croce fatto da un gesto e da parole. Noi occidentali non diamo un grosso significato ai segni però i segni hanno un grosso potere. Nel segno noi ci riconosciamo e nel segno portiamo in vita i valori in cui crediamo.

 

– Il segno della croce

«Non vergogniamoci, dunque, della croce di Cristo, se ci segniamo la fronte. Facciamo, questo segno quando mangiamo e beviamo, quando ci sediamo e riposiamo, quando ci muoviamo, parliamo e camminiamo; in una parola, facciamolo in ogni occasione per render presente Colui che fu in terra crocefisso e ora è nei cieli». [San Cirillo di Gerusalemme (315-86), Catech. IV. n. 14.]

Ritrovarsi nel nome di qualcuno significa in qualche modo rendere presente chi invoco, voler vivere nel suo nome. Già allora dall’inizio con il segno di croce facciamo una testimonianza di fede e cioè che noi vogliamo vivere nel nome del Signore, alla sua presenza, nel suo amore. Siamo radunati nel segno della trinità.

 

Le parole

Non è facile comprendere la trinità, ne possiamo solo fare esperienza. Vorrei lasciarvi un immagine, Uno per uno per uno per uno fa sempre uno. Il padre vive per il figlio, il figlio vive grazie al Padre, lo Spirito è donato dal Padre e dal figlio. Un concetto importante e cioè vivere per l’altro e grazie all’altro. La comunione. In un mondo come il nostro che porta molto all’individualismo questo concetto è molto importante. In Dio ogni persona vive per l’altra. Come le tre Persone divine, anche ogni persona umana è un essere per, un rapporto una realtà dialogica. Qui possiamo allora iniziare a comprendere l’importanza per il cristiano della chiesa che è il luogo delle relazioni. Se Dio è trinità per cui relazione, tutto nel creato porta questa impronta e cioè la creazione è fatta a immagine del creatore. Anche l’uomo in sé e come gruppo è relazione e comunione. Immagine di un Dio relazione e comunione. Il seminatore… immagine di un Dio che cerca la relazione, la comunione. Una relazione che si scontra con l’insuccesso, però questo non demotiva il seminatore. Potrebbe essere l’immagine del cristiano, seminatori di relazioni, costruttori di relazioni sempre nonostante gli insuccessi.

 

La vita è amore. (Sant’Agostino)

 

La vocazione alla comunità è la traccia della Trinità nell’uomo e “se vediamo l’amore, vediamo la Trinità” “Lo Spirito, infatti, è quella potenza interiore che armonizza il cuore dei credenti col cuore di Cristo e li muove ad amare i fratelli come li ha amati lui” (Deus Caritas est). Non è senza significato che Paolo, quando enumera i frutti dello Spirito, ponga al primo posto l’amore: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, ecc.” (Gal 5,22). E, poiché per definizione l’amore unisce, ciò significa anzitutto che lo Spirito è creatore di comunione all’interno della comunità cristiana, come diciamo all’inizio della Santa Messa con un’espressione paolina: “… la comunione dello Spirito Santo [cioè quella che è operata da lui] sia con tutti voi” (2 Cor 13,13). D’altra parte, però, è anche vero che lo Spirito ci stimola a intrecciare rapporti di carità con tutti gli uomini. Dunque, quando noi amiamo diamo spazio allo Spirito, gli permettiamo di esprimersi in pienezza.

 

Noi siamo persone di relazione, se uno è da anni che non viene in chiesa e viene in una nostra celebrazione sente questo clima di relazione oppure si sente guardato storto, come un forestiero? Le qualità delle nostre relazioni! Dovremo avere relazioni trinitarie, in noi e nei confronti degli altri. Vivere in Dio significa entrare in questo stile di relazioni. Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono li in mezzo a loro.

 

Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti… Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione”

 

“È facile comprendere quanto grande sia questo dono, se solo pensiamo alle frammentazioni e ai conflitti che affliggono le relazioni fra i singoli, i gruppi e i popoli interi… La ‘comunione’ è… il rimedio donatoci dal Signore contro la solitudine che oggi minaccia tutti… è la luce che fa risplendere la Chiesa come segno innalzato fra i popoli”

 

La comunione fra di voi va coltivata come luogo abitativo di Dio, più siamo in comunione più lo Spirito si esprime ed abita in noi. In una parola si può esprimere questo concetto: rendersi amabili.

Rendermi amabile come moglie perché mio marito cresca in tutta la sua capacità di comunione con me, rendermi amabile come persona perché le persone che mi sono vicine crescano in tutta la loro capacità di comunione con me.

 

Allora forse iniziare con il segno della croce significa dire e scegliere questo stile, questa via che è la via di Dio e cioè la comunione perché Dio è in se comunione. Scegliere di fare questo cammino di cristiani sulla via della croce (anche qui si dovrebbe parlare molto sul significato di croce). Scegliere di fare questo cammino con questa comunità fatta di peccatori. Mi da fastidio il comportamento di quel fratello, so che quella donna è falsa e si è comportata male con me, so che il prete predica bene ma razzola male, forse so che anch’io non sempre sono stato così onesto o così gentile con gli altri ma iniziare nel segno della croce significa dire che scelgo la comunione. Come Gesù scelgo di stare con i peccatori, non rompo la comunione con loro, scelgo di amare e di fidarmi.

 

Preghiera Semplice

 

Signore, fa di me uno strumento della Tua Pace:

Dove è odio, fa ch’io porti l’Amore,
Dove è offesa, ch’io porti il Perdono,
Dove è discordia, ch’io porti l’Unione,
Dove è dubbio, ch’io porti la Fede,
Dove è errore, ch’io porti la Verità,
Dove è disperazione, ch’io porti la Speranza,
Dove è tristezza, ch’io porti la Gioia,
Dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce.

Maestro, fa che io non cerchi tanto
Ad esser consolato, quanto a consolare;
Ad essere compreso, quanto a comprendere;
Ad essere amato, quanto ad amare.

Poiché, così è:
Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

 

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